LA BIBLIOTECA PUBBLICA DI STOCCARDA

La settimana scorsa sono stata in Germania, in un paesino nei pressi di Stoccarda, per accompagnare il mio ragazzo a una conferenza di lavoro. Così, ne ho approfittato per andare a visitare la Biblioteca Pubblica di Stoccarda, che si trova nella zona Milaneo della città, un quartiere molto nuovo dove è possibile visitare anche un grandissimo centro commerciale (Primark, ehm!). La Biblioteca è raggiungibile con una sola fermata di metro partendo da Stuttgart Hauptbahnhof (proprio nella piazza sotto la stazione insomma) e prendendo la U5, la U6 o la U15 sino alla fermata Stadtbibliothek (ma va’?).

Questa semplice informazione di tragitto, che ho scritto in meno di un minuto con la mia bella tastiera al pc, mi è costata due ore di giro a vuoto grazie all’amico Google Maps che mi odia con tutto il suo cuore digitale (oltre al fatto che Stoccarda era in preda a lavori nella zona stazione e io mi sono persa nei cantieri senza sapere come abbia fatto, circondata dall’emerito nulla), un attacco di panico sotto la neve e l’ansia di dover andare a chiedere aiuto a un ufficio informazioni (io detesto chiedere informazioni), quindi spero possa essere utile a chi vorrà compiere lo stesso tragitto in soli dieci minuti.

Inizio col dire che non ero a conoscenza dell’esistenza di questa biblioteca perché per molto tempo mi sono disinteressata del patrimonio culturale fornito dalla Germania, impegnata com’ero a sbavare sulle biblioteche inglesi per me da sempre eccellenza in fatto di strutture e servizi. Ora che son qui nel continente, mi rendo conto che mi incuriosisce molto poterne visitare di altre e vedere come funzionano.

Ma parliamo della Biblioteca di Stoccarda.

Le foto di questo edificio hanno fatto il giro dei social per un bel po’ di tempo in realtà, per via dell’inconfondibile struttura geometrica e bianca, in stile Escher, progettata da uno scultore coreano, Eun Young Yi. L’edificio, dall’esterno, si presenta come un gigantesco cuboide, alto di fatto otto piani, piazzato nel mezzo di un piazzale di cemento gigantesco. Non so davvero come altro definire le costruzioni di stampo tedesco: sono tutte enormi e cuboidi. Non vi è traccia di gotico, di antico, di consumato dal tempo. Appare come se fosse stata costruita giusto ieri e infatti ha poco più di dieci anni, se non erro (prima la biblioteca era in un altro edificio). La parvenza linda e pinta, all’estremo funzionale e priva di fronzoli, lo ammetto, non mi aggrada particolarmente, da amante dell’architettura gotica, dei campanili appuntiti e in generale dell’antichità e delle costruzioni umane che hanno sfidato tempo, guerre e incendi, sopravvivendo nella loro forma originale. Si legge su Wikipedia:

In generale l’edificio ricevette pareri non troppo favorevoli dai critici, che lo definirono Plattenbau ed accostarono polemicamente alla prigione Stammheim di Stoccarda. L’architetto Eun Young Yi difese la propria creazione rivendicando come la stabilità e la semplicità oggigiorno siano a torto considerate negativamente da persone abituate alla varietà irregolare delle forme.

Con tutto il rispetto per l’architetto, a me sembra una prigione o un ospedale e non sono l’unica ad averlo detto. Tra l’altro semplice non è sinonimo di brutto a tutti i costi. Ma ogni scarrafone è bello a mamma sua, ergo…

L’ingresso è assolutamente libero, come è giusto che sia, e la visita è gratuita. Al pian terreno ci sono sportelli per le informazioni, postazioni con computer, accessibili ovviamente a chi possiede la tessera di membro della biblioteca, e gli ascensori che portano ai ben otto piani di biblioteca, che in realtà sono sette più un ottavo piano con terrazza panoramica e piccolo baretto dove, nonostante le apparenze, caffè e tortine costano pochissimo (ehm ehm!). In più c’è il piano segreto, quello sotterraneo, dove non so perché sono finita mentre cercavo di andare al sesto piano (quella giornata evidentemente non ero in grado di fare nemmeno le cose più semplici, come prendere l’ascensore o la metro), dove si trovano i bagni e gli armadietti per zaini e borse.

Una volta che mi son resa conto di essere finita al piano sotterraneo (“ma dove sono i libri, non capisco!?!?”, mi chiedevo, vagando vestita all black in questo luogo totalmente bianco e asettico), ho capito che l’ascensore è a prenotazione, quindi non si ferma dove dici tu, ma raccoglie prima gente sul suo cammino e poi FORSE ti porta dove hai chiesto. Così mi ci sono infilata e ho atteso pazientemente che si facesse tutti i piani…

I piani della biblioteca sono suddivisi per argomentazioni. Mi sono aggirata prevalentemente tra quinto e sesto piano, dove ho potuto trovare i libri di letteratura, la fiction e i libri in lingua. Ebbene sì, gli unici libri non tradotti in tedesco si trovano al quinto piano, dove scaffale dopo scaffale è possibile rintracciare i testi più noti delle più svariate letterature europee e non. Lì, ho fatto la mia capatina religiosa alla zona di libri in Italiano, dove ho potuto constatare la totale assenza di classici. Gli unici libri raccolti nel catalogo italiano vanno dal primo 900 in poi. Levi, Pirandello, Camilleri onnipresente e amatissimo. Molti Adelphi, anche nuovi, ma di fatto una scelta molto ridotta che si esaurisce in due librerie formato Billy. Ben più nutrita la sezione di libri in Inglese, per non parlare di quella Russa, dove ho ammirato le edizioni russe con copertine fantastiche, belle sia al tatto che alla vista.

Nonostante le grandiose dimensioni di questo edificio, ben poca parte di esso è però realmente dedicata ai libri, che sono disposti su scaffali bianchissimi lungo le quattro pareti del cuboide. Tutto il resto dello spazio è vuoto assoluto, e c’è qualche divanetto azzurro qui e lì.


Abituata come sono a biblioteche fatte di cunicoli che si inerpicano tra scaffali altissimi e polverosi messi in linee parallele a coprire il vuoto delle stanze in ogni minima parte, non ho apprezzato la scarsità di testi a fronte dello spazio disponibile. Del resto ogni piano, quadrato, gira intorno al vuoto centrale dell’edificio, da cui si è protetti solo grazie a una salvifica ringhiera da cui sporgersi, ed il gioco è presto fatto per chi soffre di vertigini e altitudine. Arrivata al sesto piano, già non riuscivo più a guardare il vuoto in basso che mi chiamava e anche quando ho provato a leggere un libro, seduta su una delle comode poltroncine azzurre, devo dire che non mi sentivo a mio agio per via dell’imperante bianco – il male assoluto – e per via di questa intensa luce bianca che poco consentiva raccoglimento. Ho dovuto dare le spalle al vuoto per sentirmi a mio agio (che cosa metaforica…).

Per quanto riguarda la selezione di libri, non ho dubbi sia  molto vasta, ma trattandosi di edizioni tutte in tedesco non saprei cosa dire, in quanto non ne conosco e non so valutarne qualità e tipologia. C’erano decine di libri su Goethe, sulla Germania, sulla guerra, sull’arte, c’era di che perdersi in tanto ben di Dio, se solo si ha la fortuna – o l’impegno – di poter leggere il tedesco.

Nel complesso, la mia valutazione, come se ne è evinto, non è di grande entusiasmo. Non è un posto dove andrei a studiare o leggere, non mi comunica emozioni positive. Sicuramente merita una visita, se si dovesse passare da quelle parti, ma resta per me un luogo un po’ troppo freddino e rigido, perfetto per ambientarci la scena horror di un qualche film di fantascienza distopica, in cui protagonista e antagonista si sfidano all’ultimo duello in cima all’ottavo piano e alla fine uno dei due cade giù, schiantandosi sulla vetrata cuboide che divide il soffitto del primo piano dal vuoto dei piani successivi, tinteggiando finalmente tutto questo bianco insopportabile di un colore più vivo!

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2 pensieri su “LA BIBLIOTECA PUBBLICA DI STOCCARDA

  1. Chapeau! La fine con l’allusione al sangue, che è vivo nonostante una scena che evoca la morte, è bellissima! Questa recensione mi ha fatto sorridere più volte, adoro come scrivi, qls cosa tu scriva!

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