STARE ZITTI

L’altro giorno mi è successo un piccolo fatto che mi ha dato da riflettere.
Ero andata dal negozio dei cinesi per prendere delle cose. Una volta finito, mi sono diretta alla cassa per pagare. Davanti a me c’era solo una signora che già stava infilando le cose in busta. Sulla destra mia, ma molto più indietro, una signora stava parlando con un tipo che conosceva e che aveva evidentemente incontrato nel negozio.
Al momento di pagare, faccio per mettere le mie cose sul nastro della cassa, quando la tipa mi si piazza davanti con invadenza e dice: “Scusi sa, c’ero io prima.”
Io la fulmino con lo sguardo e le dico: “No guardi, io sono in fila, lei no.”
“Si vabbè”, dice questa, “ma io sono uscita un attimo dalla fila per parlare con lui” (il signore che nel frattempo era in fila dietro di me).
“E io che ne so, scusi!”, le dico, dato che al paese mio se esci dalla fila per farti i fatti tuoi, poi ti devi rimettere in coda.
“E ma come, signora lo dica lei, è vero che stavo dietro?”, dice questa, riferendosi alla signora che stava prima di me alla cassa e che stava per andare via.
Quella si volta, col sorriso di chi evidentemente non voleva essere messo in mezzo e dice: “Sisi”, e se ne va.
“Signora, io non l’ho vista. Per me lei può essere arrivata ora.”, ribadisco io.
“E vabbe, insomma, io non c’ho alcuna voglia di litigare oggi, figuriamoci.”
“Nemmeno io!”, rispondo.
“Men che mai per queste stronzate!”, aggiunge lei.
Al che, m’è salita l’ira funesta e con calma estrema le ho detto: “Allora se sono stronzate, si può mettere dietro.”

Silenzio.

Ora, dopo aver pagato, sono uscita dal negozio col cuore in gola. A me arrabbiarmi non piace per niente. Mi capita di rado e quando capita mi viene subito il batticuore e mi sento andare in fiamme. Proprio perché so come mi sento dopo una lite, una discussione, etc… cerco di evitarle. Ma sono un po’ di anni che mi sono resa conto che se taccio e faccio succedere le cose, piccoli soprusi, sgarbi, pestate di piedi o situazioni da tipico opportunismo italico (perché ste cose mi succedono solo a Bari), poi torno a casa che sono uno straccio e mi sento oppressa dal mio stare sempre zitta come una pecora. Solo vedendo come si comporta il mio ragazzo, molto più battagliero di me per qualsiasi causa, mi sono resa conto che esiste un altro modo di agire e di farsi rispettare.

Solo che io soffro sempre della vocina interiore angelica, retaggio dell’orrida educazione religiosa non richiesta che mi è stata impartita da piccola, alla quale si sfugge consapevolmente da grandi, ma che di danni ne ha fatti eccomi dentro, in fondo. La vocina dice che mettere in circolo rabbia non serve, che in fondo, per dire, che cosa mi costava cedere il posto alla signora, tanto alla fine sarebbe stata solo una manciata di minuti in più, e poi cosa hai mai da fare che devi andar di fretta? E poi chissà quella signora che problemi ha, chissà magari era già triste per i fatti suoi. E poi insomma, si tratta solo di una fila in cassa, mica niente di che.

Solo una fila. Peccato che se io faccio come lei in UK o in Belgio, mi linciano.
Peccato che, abituata come sono ad assistere a piccoli soprusi in ambito sociale, cose che tutti danno per scontati ormai – tranne io che ho avuto la fortuna sfortuna di vedere la differenza altrove – non riesco più a farmeli andare giù.
Peccato che la signora di cui sopra abbia decretato che la discussione sul posto era una stronzata solo quando ha capito che non l’avrei fatta passare, mentre se l’avessi fatta passare senza dire parola, allora voglio vedere se si sarebbe permessa di apostrofare così il mio comportamento. Faccio presente infatti che è stata lei a iniziare tutto, quindi dire “non faccio questioni per queste stronzate” doveva equivalere a mettersi in fila di nuovo.
Peccato che io stessa, qualche giorno prima, mi fossi trovata nella medesima situazione. Sempre dal cinese ero uscita dalla fila per aver visto, proprio accanto alla zona della casse, uno stand con dei cartoncini da disegno colorati. Ho lasciato il posto e preso il cartoncino. La signora dietro di me mi è passata, giustamente, avanti e quando sono ritornata, mi sono messa dietro di lei.

Cosa ci vuole a essere civili? Perché persone come questa devono arrivare a farsi moralizzare e bastonare prima di capire che non puoi fare come cazzo credi, che questa non è una jungla? E se ci vuoi vivere nella jungla, nessun problema. Ma vattene dalla città!

Mi confonde, davvero, stimare la rabbia in confronto alla stupidità dell’evento. Ma allo stesso tempo non dovrebbe essere confusa anche l’altra parte nel rendersi conto di quanto poco senso civile ha? Perché devo essere sempre io quella che ragiona sulle proprie azioni, che si interroga sul perché delle cose mentre molti si sentono sempre nel giusto quando hanno palesemente torto?

No. Chissene fotte degli altri. Come quando in treno, settimana scorsa, mentre andavo a Taranto, una madre non si è minimamente scomodata per fare stare zitto il figlioletto che non faceva che gridare e parlare ad alta voce, rintronando tutti per un’ora e passa. Io ho taciuto, ho pensato “non sono la sua mamma quindi taccio, che poi se glielo dico mi dirà ehhhh provaci tu a far tacere un bambino di otto anni!”, mi sono alzata e ho cambiato vagone. Sono in grado di regolarmi se le cose non mi vanno bene, in modo da non dover bacchettare le persone, da non dovermi rendere Signorina Rottermeier in ogni occasione. Ma c’è un limite! E a questo punto penso che stare zitti contribuisca solo a far sì che chi è maleducato mai impari a regolarsi.

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3 pensieri su “STARE ZITTI

  1. L’educazione ormai è diventata cosa rara. Io feci notare ad una signora, con gentilezza, che mi aveva superata nella fila e questa, senza colpo ferire, mi ha fissata negli occhi, mi ha dato le spalle e imperterrita è rimasta di fronte a me. Io ero allibita e non ho detto altro. E ho fatto male.

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