OTTOBRE E LA SCOMPARSA

 

22635076_1622411877822259_1984503537_nRicorderò il mese di ottobre 2017, quello del trasferimento in Belgio, come un mese molto difficile – sicuramente più rispetto ai precedenti – ma anche come un mese in cui ho compreso molto di me e delle persone che mi circondano, del loro modo di esserci nella mia vita e del mio modo di essere presente nella vita degli altri, con tutte le difficoltà che comporta il doversi raddrizzare da situazioni complicate e al contempo gestire tutto in modo che mai niente crolli sotto il peso di problemi che, per quanto condivisibili a parole, a fatti restano soltanto miei.

Questo mese è stato duro per me in primo luogo perché ho perso per sempre il mio amatissimo gatto, Sirio. Era anziano e malato, ma benché sapessi che la sua vita sarebbe dovuta finire, come tutto del resto, la sua morte ha aperto uno squarcio nei miei pensieri. E’ accaduta in un momento – quello in cui mettevo piede nella nuova casa a Lovanio – che mi è sembrato sin da subito lo spartiacque tra un prima e un dopo. Un prima che era fatto di cose, persone e luoghi che da quel momento in poi non ci saranno più. E un dopo in cui verrà con me il meglio di quel prima, ciò che di buono è rimasto, ciò che sopravvive e che non muore sotto i colpi del tempo. Ciò che amo, persone, oggetti, idee sempre in fieri – anche quelle più pesanti e pressanti che mi trascino – e che in fondo fanno parte di me e mi descrivono.

Ho lasciato andare un prima che mi ha dato molto, ma che semplicemente doveva finire, per lasciare spazio a nuove consapevolezze. Non mi stupisce, da astrologa, constatare che questo sia avvenuto proprio in concomitanza del transito di quadratura di Saturno in Sagittario ai miei luminari. Transito per altro avvenuto nella casa Quarta, quella fetta del tema natale che ci parla di casa, di radici, di famiglia.

Ho perso una casa, ne ho trovata un’altra. Ho lasciato un Paese, ne ho trovato un altro. Ho perso un membro della mia famiglia che per 22 anni ha rappresentato per me non solo la compagnia calorosa e silente che un gatto può dare, ma una presenza fondante, una immagine di casa e di affetto che ritrovavo ogni volta che per tanti anni sono tornata a casa da scuola, triste e incazzata per quegli anni orrendi vissuti a liceo. E trovavo lui, Sirio, nei cui occhi son scivolati negli anni tutti i miei migliori amici, alcuni dei quali scomparsi tra le pieghe del tempo o resi distanti dagli spazi ma non dal cuore… c’era Sirio quando c’era Valentina. C’era Sirio ai tempi di Massimiliano, di Andrea, di Giorgio. E poi di Daniela, di Dario… tutte le persone per me più care erano nei suoi occhi ed è per questo che la sua morte mi ha spinta a cercare quelle connessioni, quelle che più mi mancava avere con me. Mi ha spinta ad aprirmi di nuovo, a spiegarmi, a dire al mondo come mai ho avuto questa necessità di sparire.

Spiegare come mai al di fuori della bolla in cui vivo da anni non entra più niente e vi è spazio solo per chi ha saputo entrare lentamente e rimanere senza inquinare un mondo che funziona – e funziona alla grande – ma non come si è propensi a pensare debba funzionare il mondo di una persona della mia età. In questo mese ho scoperto di essere molto forte. Ho scoperto che quando tutto viene meno, c’è un perno di marmo dentro me cui allacciarmi. E quel perno sono io. Sono crollata tante volte negli anni passati, per eventi che ricordo sempre come traumatici e ciò che ben ricordo di quei giorni era che io non avevo questo perno dentro me. Lo cercavo negli altri, negli amici, negli affetti… ed era bello e giusto così, ma lo sappiamo tutti in fondo che anche ciò che più amiamo, alla fine scompare. Come è scomparso Sirio, piccolo grande perno della mia infanzia solitaria… così come scompaiono amici, amori che solo il giorno prima erano per noi tutto, tutta la vita, tutto ciò che avremmo desiderato. Allora, ottobre mi ha mostrato che anche quando perdo pezzi per strada, finalmente ho acquisito questa forza interiore. Forza che non mi aiuterà a essere più costruttiva, meno sognatrice, più concreta e non mi aiuterà di certo a creare basi solide. La mia vita non ne avrà mai, lo so. Ma almeno mi consentirà di appoggiarmi a qualcosa che non scompare. O che scomparirà solo quando io non avrò più bisogno di me. In una dissolvenza lontana e buia cui talvolta rimugino, spaventata, quando la notte mi svegliano gli incubi.

Sirio non c’è più. Ma la sua assenza mi ha mostrato che ci sono io. Ciò che lui è stato per me è stato fondamentale. Si dice –  ed è bello pensare a queste storie per consolarsi della morte di un animale domestico – che i nostri animali sono i nostri spiriti guida. Che ci guidino per un percorso – purtroppo il più delle volte solo una parte di esso  – e che ci abbandonino poi quando capiscono che possiamo andare avanti senza di loro. Per me Sirio avrebbe dovuto vivere per sempre, è ovvio. Ma è indicativo che la sua scomparsa sia coincisa con questo mese di cambiamenti importanti. E’ indicativo per me. E’ un simbolo difficile da accettare, sconvolgente da interpretare. Molto più facile sarebbe fingere che nulla abbia senso, che nulla sia interpretabile e tutto mosso dal caso.

Ma non sarebbe la mia vita, con le sue peculiarità, se non fossi in grado di attribuire senso a tutto. Anche alla scomparsa. Soprattutto all’assenza che, più di quanto possa la presenza – godimento istantaneo – fa riecheggiare le memorie nel tempo, rendendoti disperato alla ricerca di un futuro che possa assomigliare – o differire – da quelle memorie.

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2 pensieri su “OTTOBRE E LA SCOMPARSA

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