BLADE RUNNER 2049. DEGNO SEGUITO?

Sono consapevole di essere banale nella mia scelta di film preferiti. Ma che banalità sia, se si tratta di esprimere tutto l’amore e l’adorazione che provo per Blade Runner.
Sin dalla prima volta che l’ho visto, tanti anni fa, mi ha scavato dentro per la forza delle sue emozioni, per la miriade di messaggi che quel film contiene e sprigiona di volta in volta a ogni nuova visione. Mi ha scavato dentro, indelebile ora, la sua stupenda colonna sonora indimenticabile, composta da Vangelis. Per non parlare del potere ipnotico della sua storia d’amore, della fascinazione per le figure tragiche, disperate eppure emozionanti degli androidi, costretti a una vita a tempo, alla perdita della loro memoria.
C’è poco da spiegare, non molto da dire sul perchè io ami questo film. E’ amato da tanti e ancora sarà amato da tanti che si accingono a vederlo per la prima volta, data la giovane età.

E poi venne annunciato il seguito.
Inutile dire che io ero in assoluto contraria anche al solo pensiero che qualcuno potesse mettere mano alla storia di Blade Runner per proseguirla. Per me l’incompiutezza del finale era buona parte del fascino che ho sempre provato per quella storia. Ma tant’è, seguito c’è stato. E non potevo non andare a vederlo.

La nota di colore è che si tratta del primo film che vedo in un cinema belga. Il film viene trasmesso in inglese, quindi non viene doppiato, e ci sono in basso i doppi sottotitoli, in olandese e francese. All’inizio mi sono trovata un po’ spaesata da questa cosa, ma durante lo svolgimento della pellicola non ci ho fatto più caso.

Non è mia intenzione rencensire il film o lanciarmi in una disamina fotogramma per fotogramma. Il nuovo Blade Runner 2049 è molto bello, c’è poco da fare. Troppo facile dire che sia un filmaccio solo perchè è il seguito indesiderato di una storia senza tempo. Anche perchè, a mio avviso, non è un seguito!

O meglio, solo in parte lo è. Si riprende, per certi versi, la storia di Rachel e Deckard e, come si poteva ben immaginare, si va a indagare cosa ne è stato di loro, del loro amore infinito eppure a tempo, come la vita umana. Ma ciò che io credevo di trovare come seguito, e non ho trovato affatto, era l’approfondimento della vita degli androidi. Roy ci ha ripetuto allo stremo, prima di morire, di aver visto cose meravigliose, impossibili da descrivere e che soffriva al pensiero di non poterle raccontare. Ebbene, nel nuovo film non si menziona in alcun modo quel mondo incredibile evocato dal suo splendido monologo.

Cosa videro lui e Priss che gli fece desiderare di non veder la loro vita terminare così presto? Cosa li aveva spinti ad avere quell’anelito, quel desiderio di vita tale da contrastare il loro creatore? Non lo scopriremo in questo film, è certo.
Invece, la storia prosegue espandendo e spiegando le questioni inerenti le memorie impiantate agli androidi. Il protagonista è un androide, intepretato da quel prosciutto senza espressione di Gosling – del quale davvero non subisco alcuna fascinazione – che però proprio per via di questa sua inespressività, riesce a rendere perfetto il suo personaggio “non umano”.
La storia è molto malinconica. Interessante. Fa riflettere. Le ambientazioni, la colonna sonora (del sempre geniale e oscuro Hans Zimmer), tutto rende questa esperienza nuova speciale e davvero non sento di poter aggiungere alcuna critica alla pellicola presa in sé.
Il seguito di Blade Runner rischiava di essere un’immondizia e la cosa importante è che questo pericolo sia stato scongiurato… ma gli interrrogativi veri del primo film, quelli che avevano affascinato tutti, non sono stati nemmeno toccati, come non fossero mai esistiti.

Il piano di analisi prescelto, quello della memoria, è sicuramente interessante. Ma io sto ancora aspettando di vedere Tannhauser Gate! Lo so, forse è proprio la mia aspettativa ciò che avrebbe potuto rendere il sequel una ciofeca. Forse è stato meglio focalizzarsi sulle nuove esperienze di androidi, modificati per non ribellarsi eppure più fragili dei precedenti, nel loro soffrire. Indubbiamente per comprendere l’intera vicenda è necessario aver visto il primo film. Tuttavia, nella mia mente, è come se non mi riuscisse di connetterli, di collegarli…

E’ difficile accettare che il tempo passa e anche se io non sono una persona che si sofferma troppo su questi ragionamenti, sono proprio film e musica a ricordarmi che ho amato molte cose che, per molti oggi, non hanno più il valore che avevano per me e le persone che, con me, c’erano. Mi chiedo se un film come Blade Runner potrebbe essere amato anche oggi, con le sue lentezze, coi suoi silenzi, con il suo simbolismo e i suoi dialoghi carichi di poesia.

E mi rispondo che, forse, grazie a questo secondo film, sì, Blade Runner avrà la possibilità di tornare nel cuore del presente e del futuro. Realizzando ciò che Roy aveva in mente di fare davvero, di non perdere i ricordi e le memorie come lacrime nella pioggia. Di certo, ciò che questo film porta con sè, un carico di memorie, illusioni, paure e pensieri sulla vita umana, non andrà mai perduto.

 

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