DALL’INGHILTERRA… AL BELGIO!

Infine è accaduto.
Senza particolari traumi, senza strappi inaspettati. Perfino la malinconia che credevo avrei avuto, non si è presentata alla porta. Non ancora almeno.
Nelle giornate tra l’1 e il 2 ottobre, ho fatto il mio primo viaggio da Bari a Lovanio, città a 20 Km da Bruxelles, in Belgio. Non tornerò in Inghilterra d’ora in avanti, ma qui, ogni volta che andrò a Bari.

22197750_10212361815975357_1638713126_o
Il viaggio  è stato piuttosto tranquillo – tranne la solita parentesi trash del treno Milano Parigi, sempre alle prese con eventi rocamboleschi. E’ stato solo un po’ strano, stavolta, giungere a Gare Du Nord e non avviarmi come al solito a fare la fila per l’Eurostar diretto a Londra… bensì una fila ancora più lunga per il Thalys diretto ad Amsterdam, la cui prima fermata sarebbe stata per l’appunto Bruxelles Midi (o Zuid, se preferiamo l’olandese al francese).

22243728_10212368889232184_1607436935_o
Dalla fila in attesa, guardavo il binario per Londra, sbarrato da un cancello (dato che è possibile accedervi solo tramite un altro canale sotterraneo, in cui sono andata in tutti questi anni) e pensavo che… beh, in realtà non pensavo niente. Io non vivevo mica a Londra, del resto. Fossi andata via da lì, mi sarei disperata non poco. Ma nel pieno delle mie facoltà oggettive, so bene che la città inglese in cui vivevo non era il top. Ma non per questo devo mettermi a fare facili e scontati paragoni, o a sputare sul passato.
L’ho detto: zero malinconia stavolta. E non mi farei problemi a dire di averne avuta, se ne avessi davvero avuta.

22197887_10212369660571467_1234291907_o
Una volta a Bruxelles, ho preso un trenino per Lovanio (Leuven in olandese, Louvain in francese) (ecco, ci ho già preso gusto a riportare tutte le parole nelle diverse lingue, visto che qui ogni cosa va identificata in entrambi i modi). Il trenino ha fatto un sacco di fermate nei paesi limitrofi, tutti caratterizzati da nomi che sul momento mi apparivano buffissimi, ma già adesso che ci ripenso mi suonano più familiari.

22172047_10212369755693845_802660826_o

Sul tragitto verso Lovanio ho anche visto un campo di zucche arancioni enormi, erano bellissime e hanno per un attimo portato via la stanchezza e l’immenso mal di testa da viaggio che ho avuto dopo essere giunta a Parigi.

22199207_10212369693932301_1569323852_o

Quindi, sono qui. Ufficialmente.
Mentre scrivo, mi trovo in una stanza di una guest house per studenti, siamo ancora in cerca di una casa in cui traslocare tutti i nostri averi – quelli sono rimasti in Inghilterra, infatti – e quando ci saremo sistemati a dovere, riprenderà la solita routine. Trovare casa non è mai una impresa facile. Sono andata già in lungo e in largo in questa città, grazie all’ausilio di Google Maps, in visita di questa e quella casa. Come al solito, abbiamo avuto un po’ di problemi che sempre si verificano quando dobbiamo affittare un posto in cui stare. Affittuari indecisi e avidi, che hanno preferito altri inquilini a noi, agenzie distratte e non abituate a lavorare con stranieri, etc… Niente che non fosse successo anche in Inghilterra, cosa che ci ha resi sicuramente più preparati alle varie difficoltà.

Al momento non ho molte impressioni da condividere inerenti questo spostamento.
Il mio flusso di creatività e voglia di scrivere si è arrestato. Scrivo anzi questo post con molto sforzo perché, credo, il fatto di trovarmi in una situazione di temporaneità mi rende incerta e incapace di fissare su carta – o blog – pensieri che siano definitivi. Fissare il temporaneo, a volte mi sembra un esercizio stupido, a volte un’illusione. So soltanto che mi manca avere la mia stanza, le mie cose, che come al solito non ho molti soldi per potermi mettere a esplorare – e del resto al momento nemmeno voglia – e che mi trovo proprio al di là di una barriera di passaggio oltre la quale, per la prima volta, io non vedo niente. Non vedo futuro, vedo solo tante strade che vanno in direzioni che non conosco e di cui al momento so poco e nulla.

Se del futuro al momento è impossibile parlare, mi soffermo sul passato.
L’Inghilterra mi manca? No, se non ci penso troppo. Se non mi soffermo a pensarci è come se non fosse mai esistita nella mia vita. Eppure sono stati sei anni pieni di eventi e di esplorazioni, di conoscenza, di alti e bassi. Ma ho sempre saputo, dentro me, che non sarebbe durata e questa consapevolezza deve avermi aiutata a vivere il passaggio con più facilità. In realtà, al momento mi importa così poco di dove sono che potrei essere ovunque e non vederci niente di speciale e poetico. Sono troppo impegnata sul fronte interiore, per curarmene.

Non mi sento felice di me stessa, della mia mancata realizzazione, non mi sento felice della mia condizione economica e della mia mancanza di libertà in quanto individuo. Continuo a dipendere dagli altri, genitori, ragazzo. E questo non mi è mai piaciuto e mai mi piacerà, non è una novità di questi giorni, del resto. Continuo ad avere un legame asfissiante con un’entità arida, che spero di riuscire a recidere, senza riuscirci mai – ma anche senza mai arrendermi, cosa assolutamente positiva.
Per cui, essere qui o in Inghilterra, al momento, non fa differenza per me.
Vivo bene ugualmente, nel senso che la città è tranquilla, l’inglese lo parlano tutti, anzi qui tutti parlano almeno tre lingue (e penso che mi toccherà fare altrettanto prima o poi), la vita è più calorosa che in Inghilterra (ci vuole poco, e non mi sto riferendo al clima), ma sempre entro standard nord europei, cosa che mi salva dalla soffocante – per me – invadenza del sud Italia. Non mi farò illusioni sui belgi, come me ne sono fatta per gli inglesi per anni, subendo la grande delusione di cui ho parlato nei post precedenti. Mi limito solo a considerare che parlare inglese qui è più facile per me e lo faccio più volentieri di quanto abbia mai fatto in Inghilterra, dove se di poco ci si allontanava dall’interlocutore modello, colto e scolarizzato, ogni discorso si trasformava solo in una raffica di incomprensioni e disagio. Non posso non pensare che molte volte sono rimasta in silenzio quando avrei voluto parlare e comunicare, per timore di non essere capita o essere bacchettata per gli errori.

Al momento sono come un neonato. Parlare non mi è necessario.
Ho bisogni primari. Vorrei avere una cucina dove poter cucinare quello che mi pare, mentre qui siamo con una cucina condivisa e relativa scarsità di mezzi. Vorrei riappropriarmi dei miei vestiti, dato che in valigia ho potuto portare solo poche cose con me, e dei miei cappotti e sciarpe, nonché delle scarpe. Mi mancano i miei libri, la cui presenza estetica e non nella mia giornata è un forte contributo alla solidità emotiva e mi manca anche il pc fisso, col quale potrei tra le altre cose montare i video, dato che ormai sono impossibilitata a farlo dal portatile (si spegne ogni due per tre, ormai), e riprendere la mia attività su Youtube.
Nonostante abbia una vita interiore molto onirica e piena di pensieri e riflessioni, ho anche un lato piuttosto materiale, che mi fa sentire meglio quando ho attorno a me le cose che mi appartengono. Non sono cose di valore o di grande importanza estetica, ma sono mie e rappresentano un pezzo di me: per dirne qualcuna, oltre al suddetto pc, mi manca la mia agenda personal, quella grossa ad anelli, che son solita usare per tenere tracccia del tempo, della spesa, delle cose da fare e ricordare. Mi mancano i miei cosmetici, dato che ne ho con me solo una piccola selezione, mi manca il mio baule cartopazzoso, i miei peluche, il divano, il quadro di Kandinsky che ho sempre avuto alla parete in questi anni. Ma per fortuna tutte queste mancanze si dovrebbero risolvere prossimamente.

Ma parliamo di un argomento importante, che non posso sottovalutare: i libri.
La situazione qui ha pro e contro, che avevo già valutato prima di mettervi piede. Ho girato le poche librerie presenti in città e, come è facile immaginare, ci sono solo libri in olandese. Nemmeno in francese perchè da queste parti, a quanto pare, ce l’hanno un po’ su con la parte francese del Belgio e quindi la presenza di libri in una lingua che non mi piace molto, ma che sicuramente è più leggibile, è davvero scarsa.
Ma a Lovanio esiste un’entità fondamentale, cui riserverò uno dei prossimi post, che mi permetterà presto di acquisire molta più conoscenza di quanta ne abbia mai potuta acquisire sino ad ora… e che mi consentirà di superare le barriere linguistiche, almeno fino a che non sarò in grado di leggere – non dico parlare – in olandese.

E con questo alone di mistero, concludo il post, il primo scritto da questi luoghi. L’ennesimo nuovo inizio che mi distoglie dal fatto che non riesco mai a finire nulla.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...