IL BARATRO

C’è un percorso, che si staglia su un baratro. Un percorso lungo e lento. E non so cosa vi sia sotto, ma so che non è concesso cadere. Non ne ho il permesso. O la voglia. E mi affretto ad attraversarlo, il mio percorso. E gli anni mi scorrono dietro, mi sfiorano al punto che di tanto non ricordo tutto. E qualcosa si perde.

Del resto, non posso voltarmi. È pericoloso. Non è concesso.
Mi affanno, incammino, cerco di non pensare alla meta, se ne esiste una, e quasi ci credo. Le credo e mi par di veder sorgere una aurora lontana che aspetta me. Anche me, nonostante tutto.

E allora che mi cade sulle spalle la zavorra, il peso di parole distratte, lame taglienti fatte di vuoto, che arrivano non dal basso, dove vi è l’impossibile. Ma da dentro, dove risiedono coloro che di quel percorso, per quanto lento, dovrebbero essere fieri. O spettatori silenti nell’ombra del mio Io.

Così, perdo l’equilibrio già instabile. Ed è come se quell’alba svanisse per me. E al suo posto s’accendesse una voglia di baratro. Sempre più profonda.

Ma non per me.

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Un pensiero su “IL BARATRO

  1. ”il peso di parole distratte, lame taglienti fatte di vuoto”. Quando 10 parole esprimono tutto e oltre.
    Adoro come scrivi, te ne prego, condividi più spesso i tuoi pensieri, fai un regalo a molti, e a me.

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