SAGARRIGA VISCONTI VOLPI: una biblioteca di cui vergognarsi

Circa un anno fa, un mio amico che vive a Bari mi aveva chiesto di accompagnarlo alla Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti Volpi, poiché doveva consultare dei libri per una sua ricerca genealogica. In quell’occasione ebbi modo di testare con mano quanto la nostra Bibilioteca Nazionale fosse profondamente disagevole e poco accessibile a noi comuni mortali. Il mio amico, per ottenere i libri da consultare, ci mise quasi mezza giornata. Inoltre io, che avevo portato con me libri appartenenti a un’altra biblioteca (inglese) per poter studiare mentre lui faceva le cose sue, fui costretta a lasciare i miei libri in un armadietto di sicurezza, perché il sistema antitaccheggio inglese faceva suonare l’allarme della Biblioteca di Bari. Così. Senza motivo. Le guardie all’ingresso si misero a osservare i miei testi inglesi, dotati di sistema antifurto infilato nella copertina, invisibile, come se avessero visto degli alieni. Da quel momento, complice la terribile e disagevole esperienza, decisi di non mettervi più piede.

Ma, pochi giorni fa, mentre ero alla stazione di Milano Centrale, sono entrata in libreria, sperando di trovare i libri del Premio Nobel di quest’anno, Svetlana Aleksievic, che vorrei leggere in italiano per evitare di doverli leggere in inglese (essendo russi, vorrei evitarmi lo sforzo di doppia traduzione). I libri erano lì, editi da Rizzoli, alla SCANDALOSA cifra di 24 euro. Sconvolta da questo costo assolutamente inaccessibile per coloro che non dispongono di uno stipendio fisso o di entrate economiche soddisfacenti, ho deciso di tornare alla Biblioteca Nazionale di Bari. Consapevole che ottenere il prestito di questi libri non sarebbe stato facile, mi piaceva consolarmi pensando che alla fine almeno avrei potuto leggerli gratis, come si conviene per un cittadino libero di una città il cui diritto è quello di servirsi della Biblioteca pubblica.

Così, qualche giorno fa, mi avvio alla Sagarriga Visconti Volpi. Ci ho messo un sacco di tempo per arrivare. Non è lontana da casa mia, in auto, ma complice il caotico periodo natalizio e la totale assenza di parcheggio nei pressi della Biblioteca, l’operazione mi è costata circa tre quarti d’ora. Una volta giunta alle porte dell’edificio, un ex mattatoio di stampo palesemente fascista, le guardie mi hanno fatto sapere che per prendere in prestito i libri avrei dovuto fare una tessera. Pronta già ad accomodarmi per ricevere la mia tessera magnetica, come si conviene a una libreria di stampo moderno, mi viene fatta richiesta di carta di identità e due fototessere. Perplessa dinanzi alla richiesta, ma non ancora scoraggiata, faccio ritorno all’auto e torno a casa mia per prendere quanto richiesto. Nel tragitto di ritorno, durato quasi mezz’ora con relativa ri-ricerca di parcheggio, mi sono detta “Nadia, sii clemente… qui non siamo in una città civilizzata, lo sai che i libri li ruberebbero, per questo hanno bisogno addirittura di due fototessere.”
Aggiungo che in una qualsiasi biblioteca inglese, la registrazione avviene sedutastante dando verbalmente dati principali, indirizzo, numero di telefono, e l’addetta di turno registra tutto su computer e ti consegna una tessera magnetica con la quale puoi prendere libri autonomamente e accedere al catalogo online che ti avvisa della situazione dei libri che ti interessano. Durata della creazione della tessera: 1 minuto scarso. Niente fototessera richiesta.

Ebbene, rientro alla Sagarriga Visconti Volpi e finalmente riesco a passare dal tornello dei controlli, lasciando rigorosamente la borsa in un armadietto, come richiesto dalle guardie. Vado al secondo piano e vengo indirizzata nell’ufficio Prestiti. Lì, una donna, alla quale faccio sapere di voler fare la tessera, con tutta calma si accomoda alla scrivania di fronte a me, prende la mia carta d’identità e le foto e inizia a compilare una scheda DI CARTONE, copiando i dati A MANO e tagliando le foto CON LE FORBICI, con una calma zen senza precedenti. Infine, prende un cartoncino più piccolo, spilla una seconda mia foto e me la fa firmare: ecco la mia tessera, valida per un anno, alla Biblioteca Nazionale di Bari. Un cartoncino rosa. Su cui la mia foto, con espressione da faccia di culo, sembra davvero stare alla perfezione.

Dopo svariati minuti, vado in sala lettura e inizio a consultare l’OPAC, il catalogo che informa di tutto lo sciibile librario presente su territorio pugliese. Il mouse del pc è ovviamente rotto. Tra bestemmie e improperi, seleziono i libri della Aleksievich e scopro che dei tre attualmente in catalogo, solo uno si trova alla Sagarriga. Bene. Siccome posso prendere in prestito anche un secondo libro (in Inghilterra posso prenderne anche dieci, se mi gira), decido di prendere La Morfologia della Fiaba di Vladimir Propp, che da tempo volevo leggere.

Compilo, come richiesto dalla signora dell’ufficio Prestiti, due fogli sui quali annoto nome, titolo del libro, edizione e una stringa alfanumerica, copiata dall’OPAC, che rappresenta la locazione del libro all’interno della Biblioteca. Tutto questo, a mano. A MANO. Non so se sono stata chiara.

2015. Stringa alfanumerica. A mano.

Torno in ufficio, è già passata mezz’ora da quando ho fatto la tessera, e consegno i due fogli alla signora. Questa, sempre con tutta la calma del mondo, infila ciascun foglio in una specie di tasca rossa plastificata (suppongo per essere inserita al posto del libro) e sparisce nei meandri della Biblioteca per cercare i testi richiesti.

Dopo un’altra mezz’ora, in cui io mi chiedevo ormai se rimanere o iniziare ad avviarmi a casa, la signora ritorna… a mani vuote.

“Mi spiace signorina, è stata sfortunata. Non c’è nessuno dei libri che ha richiesto.”
“Come è possibile?”
“Allora… questo qui (riferendosi a Propp) non è nel luogo in cui dovrebbe essere, non lo trovo. L’altro (il Premio Nobel) non lo abbiamo. Forse è ancora nell’ufficio di sopra, dove ci sono i libri da etichettare.”

Al che, mi è andato il sangue alla testa. Ero lì da più di un’ora e di andare a casa senza libri non se ne parlava. Indi dico:

“E’ consapevole che il vostro sistema di catalogazione non  è valido e provoca perdite costanti di libri?”
La tipa fa spallucce.
“Ma non si può etichettare adesso l’altro libro?”
Al che, la signora si attacca al telefono, nervosa, e inizia a sbraitare con qualcuno, dall’altro capo, dicendogli che è ora di utenza, che lei deve andare via e che qualcuno deve sostituirla. Indi, molla le due schede sulla scrivania e dice: “Adesso devo andare, viene la mia collega.”

E io resto lì, per un’altra mezz’ora.
All’una e dieci, si presenta una signora che mi dice: “E’ qui da molto lei?”
“Abbastanza.”, rispondo io, incazzatissima.
“Eh, ma io che posso farci! Io attacco all’una. Mi dica, cosa posso fare per lei?”
“Guardi, me lo dica lei. Cercavo due libri e la sua collega mi ha detto che non ce n’è nemmeno uno.”
La signora si mette alla ricerca dei testi a sua volta e mi conferma che i libri non ci sono. Propp è miserandamente perso chissà dove, mentre l’Aleksievic ce l’hanno, ma ancora non è stato etichettato.
“Lei sa che questo libro ha vinto il Premio Nobel 2015? Io ho il diritto di leggere questo libro servendomi della Biblioteca della mia città.”, le dico.
La signora fa spallucce e si scusa. E butta il foglietto della mia richiesta nel cestino.
Nera come non mai, provo ancora un’altra freccia al mio arco.
“Senta, nell’OPAC ho visto che ci sono più edizioni del libro di Propp. Possiamo vedere se magari ne avete un’altra oltre a quella persa?”
“Ah! Buona idea!”, mi dice la signora, cui la cosa non era minimamente saltata in mente. Infatti… intanto chi lavora in Biblioteca è lei e purtroppo non io.
Si mette a cercare il libro e finalmente trova le altre copie, torna nel dedalo di stanze e ritorna in ufficio con la copia, intonsa e palesemente mai letta da nessuno, della Morfologia della Fiaba. Un miracolo. Ho proprio sentito il libro guardarmi e dirmi “che bello, finalmente qualcuno mi legge!”
Ma io ero andata lì per l’Aleksievic. Cosa fare?
“Signora, è possibile sapere da sito internet quando sarà fatta la catalogazione del Premio Nobel?”
“No, signorina, mi dispiace. Ma lei tenti dopo le feste, anzi…”, e mentre lo dice si gira e recupera il foglio dal cestino, “vedo di farlo fare già oggi pomeriggio!”
“Ma se le lascio la mia mail può avvisarmi a procedura avvenuta?”
“No, signorina.”

E ALLORA! Non catalogate libri, non sapete trovarli, non siete a lavoro all’orario previsto, non sapete di avere altri libri, non avete un sito che avvisi dello spostamento degli stessi in tempo aggiornato… allora che cazzo fate lì dentro? Per quali meriti prendete lo stipendio e soprattutto PERCHE’ LAVORATE IN UNA BIBLIOTECA, FATE IL LAVORO DEI MIEI SOGNI, SE LA COSA PALESEMENTE VI ANNOIA A MORTE?!?

Questa gente non ha idea di come siano le altre biblioteche nel mondo. Senza scomodare l’Inghilterra, basta andare a Firenze per vedere che le cose funzionano con molta più semplicità. Prima di tutto, non ha senso trattare i libri della zona consumo (cioè libri destinati alla lettura) come fossero libri rari. Alla Sagarriga, sono tutti egualmente inaccessibili, mentre dovrebbero esserlo solo i secondi, per ovvi motivi di conservazione nel tempo. Non ci sono scaffali aperti per i libri di consumo, siamo nel 2015 e per poterne consultare, devo ancora compilare un foglio e attendere che l’addetta si metta a cercarlo, non trovandolo il più delle volte perchè riposto male, già in prestito non ancora etichettato. Il sistema di catalogazione è antichissimo, non è collegato a una traccia online, di conseguenza se X oggi va in biblioteca e prende in prestito, per esempio, i Promessi Sposi, io non posso sapere in alcun modo che quel libro si trova fuori dalla biblioteca. Dunque andrò lì, perdendo un sacco di tempo, e dopo una lunga attesa mi verrà detto che il libro non c’è. Registrare il dato online, inserendo un apposito mezzo elettronico all’interno della copertina di ogni libro o usufruendo di codici a barre visibili tramite scanner laser, sarebbe molto meglio, sia per monitorare entrata e uscita dei testi, sia per far sapere all’utenza se il testo c’è o no, onde evitare perdite di tempo, impensabili per chi studia e ancora peggio per chi lavora.
E per dirla tutta, non mi spiacerebbe un personale aggiornato e laureato, che dovrebbe aver messo a disposizione un Premio Nobel nel momento stesso della sua proclamazione, se non prima, visto che il libro che cercavo è stato stampato nel 2014. Un anno fa. Ed è ancora chiuso in un cartone chissà dove a prendere polvere. IO SONO SENZA PAROLE.

Con la morte nel cuore, lascio la Biblioteca assieme a Propp, che riporterò lì tra un mese. A quanto pare, non è finita con la Sagarriga Visconti Volpi. Ne ho approfittato per girare un vlog del momento. Pur non avendo potuto riprendere dall’interno, ho fatto un racconto molto concitato della cosa. Diciamo che ero incazzata nera, ecco. Vedrò se caricarlo sul mio canale o no… Se penso a quanto ero incazzata, quasi non mi riconosco! E allo stato attuale delle cose, ancora niente Aleksievic per me. Sono certa che se finissi a scriverle per chiederle di inviarmi il libro, forse lo otterrei con più celerità.

 

 

 

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5 pensieri su “SAGARRIGA VISCONTI VOLPI: una biblioteca di cui vergognarsi

  1. Che disastrosa avventura…. il guaio è che non frega niente a nessuno o quasi di questo andazzo. Però val bene evidenziare questa pecca come ha fatto tu.!!

  2. Un servizio pubblico che non funziona. Mi spiace Nadia averti portato in questo incubo, se è per questo potrei aggiungere anche le mie, poche, esperienze in questa biblioteca. Basti pensare al marchingegno che consentirebbe di ricercare in maniera automatica dei libri da degli scaffali compatti, quindi senza bisogno che vada una persona, ma all’interno di un magazzino in cui c’è più spazio per libri che per corridoi. Ovviamente questo marchingegno era rotto, e mai sia a ripararlo che, oltre i quattrini spesi, richiederebbe altri quattrini per farlo riparare. E libri che rimangono lì bloccati come se fosse una giungla in cui è impervio avventurarsi. Il personale del prestito libri si lamentava del fatto che mancavano i fondi per acquistare nuovi volumi oltre che per gestire la biblioteca. Ma se la noia, pigrizia e l’inettitudine regnano nella tranquillità del posto fisso non vedremo mai funzionare adeguatamente un servizio che dovrebbe essere semplicemente accessibile.

  3. Nel mio paese funziona bene, il personale era costituito da una dipendente del comune che ora è andata in pensione (era La Bibliotecaria). Ora è stata sostituita da un altro dipendente comunale che non credo abbia preparazione specifica…

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