RITORNO IN INGHILTERRA: CASETTA II

Terminata con risultati altalenanti la sessione estiva, ho fatto ritorno in Inghilterra, dove ci attendeva un bel trasloco, tanto per non farci mancare niente. Infatti, mentre ero in Italia, la casa in cui ci trovavamo in affitto è stata venduta al miglior offerente (morta la padrona di casa, i figli hanno deciso di smezzarsi i guadagni della vendita) e noi siamo stati cordialmente invitati a levare le tende entro tre mesi. Dopo attento vaglio e ricerca, abbiamo trovato una nuova casetta in cui vivere, ben sapendo che molto presto traslocheremo anche da questa casa, probabilmente anche prima della fine di quest’anno.

In tale clima di incertezza, abbiamo riempito cartoni su cartoni e valigie e adesso, dopo una settimana di spostamento, lavori, pile di cartoni aperte e roba su roba da mettere in ordine, posso finalmente asserire che il trasloco è completato. Ci sono stati anche morti e feriti: voglio ricordare con accorato dolore l’attaccapanni che ha deciso di mollarmi, e soprattutto di mollare TUTTI i miei vestiti, spaccandosi e rompendosi in pieno giardino, sul pavimento sporco di terra e acqua. Attualmente infatti ho una coda di lavatrici da fare, tale che probabilmente ne avrò anche nel prossimo triennio (sì, anche perché ho molti vestiti ovviamente!). Per non menzionare il trasporto del “negozio Lego” che mi ha vista coinvolta in roccambolesche avventure alla A-Team, chiusa in un buio vano di un camioncino, stringendo tra le braccia un grosso Millenium Falcon da svariati trilioni di pezzi, onde evitare che si rompesse nel tragitto. E per fortuna, diversamente dal mio attaccapanni, il Lego ha retto! Avrei dovuto metterci sopra i miei vestiti, ora che ci penso…

Ufficialmente quindi, scrivo oggi dalla mia nuova stanzetta studio, molto più piccola e accogliente di quella precedente che, a parte una bella vista sul fiume, era davvero gelida la sera e soprattutto troppo grande per me. Preferisco i luoghi dark alla Lovecraft, soffitte polverose e piene di topi, con vista angusta e spettrale possibilmente.

E qui a casetta II, la vista della mia stanza affaccia direttamente sul giardino retrostante la casa dove, incredibilmente, c’è anche un filo per stendere i panni (che per tre anni abbiamo steso in casa con disagi annessi e connessi). Inoltre c’è un viale con alberi spettrali (non poteva andarmi meglio), e sullo sfondo, tra le braccia scarne dei rami neri e il cielo grigio fumo, si erge una cattedrale gotica dal pinnacolo bello appuntito, che svetta tra le casette basse e il viale dove la mattina i bambini strepitano per andare a scuola!

La nuova zona è decisamente meno isolata della precedente che, come ho detto sopra, vista a parte, era in un luogo abbastanza sperduto della città di Lancaster. Stavolta, siamo nei pressi di un complesso di casette molto carine, ci sono un sacco di bambini che giocano in strada, un sacco di gatti ciccioni che passeggiano e che si fanno accarezzare, e perfino alcuni negozi e pub. La strada che porta al centro, vicinissimo, è in discesa all’andata e in salita al ritorno… ma non si tratta di una salita troppo estenuante (almeno per ora!), sebbene abbia visto parecchia gente cedere in salita e fermarsi a prendere fiato! E diamine gente, viviamo in collina, dovreste essere abituati!

La casetta II, sempre per restare in tema di salite e discese, è su due piani. Al primo piano c’è una specie di soggiorno (vedi stanza Lego e Action Figures), con la cucina annessa. Al piano di sopra il ripostiglio, la camera da letto e lo studio da cui scrivo, più chiaramente il bagno. Le scale sono quanto di più ripido si possa immaginare e già prevedo cadute mio malgrado.

Per ora sono state d’ostacolo solo quando abbiamo portato su letto, armadio e divano, rischiando di ammazzarci più di una volta. Prevedo numerose gasteme anche quando arriverà il momento di passarci l’aspirapolvere. Nel bagno FINALMENTE non c’è la moquette (che mai mi son spiegata perché fosse stata messa nel bagno della casetta precedente, la vasca da bagno non è di plastica e la doccia funziona: c’è infatti acqua calda che si eroga in maniera umana (devo dire che nella casa vecchia la pecca più grossa era proprio il bagno, atroce e sempre da pulire).

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