PIEDI ALL’ARIA, ANIMO A TERRA

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E così, me ne stavo oggi, sdraiata sulla lunga panca di legno di un’aula dell’Ateneo, la solita panca dove sono solita trascorrere i giorni precedenti ad un esame, riflettendo su quel cielo azzurro, sulle solite rondini che, come me, sono intrappolate in questo luogo e girano all’infinito. E ancora non sapevo dell’ennesimo rinvio dell’esame, incorso proprio poche ore dopo, quando sono tornata a casa.

La sensazione è delle peggiori: è come prepararsi a fare un tuffo dal trampolino. Prepararsi per giorni, provare le pose, misurare le altezze, preparare le contromosse in caso di caduta fallace, respirare ogni tanto, guardare al cielo e prendere la rincorsa.

Poi, arrivi al bordo e qualcuno alle spalle ti grida: “Aspetta, non è ancora il tuo turno”. E tu, come una perfetta idiota, ti arresti al bordo,  trattenendo il respiro, quasi vomitando tutta l’ansia che ti eri portato addosso, i piedi avvinghiati attorno alla punta del trampolino e le braccia rotanti attorno al corpo nel tentativo di mantenerti in piedi.

E poi mesto, il ritorno ai preparativi, alle pose, alle altezze. Alle contromosse per la caduta.

IO ODIO L’UNIVERSITA’.

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