Viaggio a Parigi – Pompidou Art Centre

L’estenuante tour di musei francesi si concludeva con il Pompidou, Centro di Arte moderna e contemporanea. Uno di quei posti dove non riuscirete mai a trascinare il vostro ragazzo o i vostri amici disinteressati di cose che “potrei aver fatto io”. Non so se mi spiego.

Il museo si compone di due sezioni più una terza per le mostre temporanee, spesso a pagamento rispetto al prezzo del biglietto intero (11 euro). La prima sezione comprende opere pittoriche del 900. Futurismo, cubismo, astrattismo. Troverete Picasso, Klee, Kandinskij, Rothko, etc… e tutta quella serie di opere che avete probabilmente odiato quando a scuola vi accingevate, se ve ne importava qualcosa, a studiare l’arte contemporanea o nata durante il periodo delle guerre. Se non vi è piaciuta, vi sconsiglio la visita perché sarà noiosissima… e anche perché persone come me non accettano di sentire gente guardare tali opere e esclamare: “Ah, questo lo potevo fare anche io.” Cosa che mi è capitata di sentire anche qui, e per bocca di italiani (ma non escludo che sia stato esclamato anche in altre lingue per me meno comprensibili).

A questo indirizzo, il set di foto della sottoscritta dedicato al 900: http://www.flickr.com/photos/where_the_eyes_cannot_see/sets/72157633425269758/

Il punto dell’arte moderna e contemporanea non è la fattibilità o la possibile riproducibilità. Poiché si rompe ogni schema col passato e col senso del classico e della tradizione accademica, sarà piuttosto normale riscontrare tecniche pittoriche, raffigurazioni e soggetti che poco si accostano al reale, al concreto, all’imitazione. Senza bisogno di sfogliare art dossier (lasciateli a me, grazie) non vi sarà difficile immaginare che per persone vissute a cavallo delle guerre mondiali, ogni percezione dovesse essere totalmente amplificata e caleidoscopizzata. Viviamo in un’epoca così disperatamente apatica dal punto di vista reazionario, almeno in Italia, che penso sia possibile per pochi accettare il fatto che un intellettuale o un artista potessero sentirsi totalmente minacciati da quel periodo storico e da tutto ciò che ne conseguiva. Potevano mai dipingere fiori o scolpire statue classiche e raffiguranti il bello ideale se nel mentre le loro vite e quelle dei popoli cui appartenevano erano totalmente dilaniate?

Pierre Alechinsky, Le monde perdu

La guerra non è uno scherzo e fa parte dell’umanità. E con essa tutta la serie di significati che ne conseguono: la svalutazione dell’uomo, la morte, la mancanza di appigli culturali, lo snaturamento delle abitudini quotidiane, la perdita dei valori e delle memorie. Pensate a tutto questo quando visitate questo museo e il piano delle opere moderne e comprenderete molte cose. Certo, non fu solo la guerra la massima ispirazione delle opere dell’epoca. Ma il cambiamento di percezione vissuto dagli artisti del 900 deriva direttamente dai cambiamenti del cuore umano e del suo rapportarsi alla natura e alla vita di società. L’epoca classica è morta. E con essa, una serie di memorie culturali di cui sarà, secondo me, impossibile riappropriarsi.

Dorothea Tanning, De quel amour

E ne abbiamo ulteriore conferma nel secondo piano, quello dedicato all’arte contemporanea, che è non solo molto difficile da comprendere, ma richiede un totale atto di immedesimazione, un buon caffè e molta pazienza, nonché forse anche una fotocamera per poter riprendere da ogni lato opere che vanno vissute nella loro tridimensionalità. Opere fatte di materiali reali e non solo di colori e forme geometriche. Opere il cui senso non è solo quello che si vede, ma quello che si percepisce e prova nell’istante del contatto visivo. Opere che richiedono una minima ferita interna per poter essere comprese.

Se questo non fa per voi, rimanete al Louvre. Per quanto mi riguarda, questo è il più doloroso dei tre musei di cui ho parlato nel blog, perché vi sono esposte opere che parlano di un mondo che conosco molto bene e che temo. Invece al Louvre e al d’Orsay sono esposte opere di epoche che io non conoscerò mai, che fanno scaturire in me sogni e ideali, anche invidia e soprattutto un pizzico di rimpianto per ciò che era l’uomo prima del 900. Per ciò che l’intellettuale e l’artista rappresentavano, per il ruolo forse controverso ma sicuramente importante agli occhi della società.

Mark Rothko (Black, Red over Black on Red)

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