Viaggio a Parigi – Il Louvre

Il 26 aprile 2013 sono tornata a Parigi. Ci ero già stata una volta prima, nel gennaio del 2011. All’epoca, mi ero preparata un itinerario completo di cose da vedere, nella fattispecie i numerosi musei d’arte che si trovano nella città. Purtroppo, mi colpì praticamente all’arrivo una orrida influenza intestinale imprevista, una di quelle che tanto imperversavano in quel periodo. Di conseguenza, dei musei vidi ben poco con il dettaglio e l’approfondimento che mi caratterizzano (specialmente quello fotografico). Piuttosto, ebbi contatti ravvicinati coi bagni dei musei!

Stavolta, sono riuscita a recuperare le visite ai tre musei che più mi interessavano. Il Louvre naturalmente, il Museo D’Orsay e il Centro Arte Moderna e Contemporanea Pompidou. Per la visione della galleria completa di foto scattate nei musei, nonché alla chiesa di Notre Dame, rimando ai link su Flickr, dove ho pubblicato tutte le foto delle opere migliori e più belle che mi hanno suggestionata.

Statue:http://www.flickr.com/photos/where_the_eyes_cannot_see/sets/72157633417675142/

Dipinti: http://www.flickr.com/photos/where_the_eyes_cannot_see/sets/72157633402763177/

Antichità: http://www.flickr.com/photos/where_the_eyes_cannot_see/sets/72157633403085763/

Per quanto riguarda il Louvre, c’è molto da dire.

E’ un museo davvero immenso. L’ingresso costa 11 euro e la fila che ho dovuto fare per entrare non è stata per nulla asfissiante e lenta, anzi piuttosto scorrevole. L’edificio è diviso in piani e aree identificate a seconda dell’apparato artistico che contengono e all’entrata si recupera gratuitamente la cartina che mostra in che modo sono suddivise le opere. Al suo interno, vi si trovano numerose reliquie delle civiltà antiche, tra le quali il manufatto più pubblicizzato è sicuramente il codice di Hammurabi, una mummia egizia ben preservata, relativi sarcofagi, tavole con geroglifici e così via. La zona egizia non è molto ampia, non quanto quella del museo di Torino, ma val certamente la pena di darle uno sguardo. Tanto gli ho dato uno sguardo infatti, che mi ci sono persa!

Sebbene il museo sia ben noto per contenere al suo interno la Gioconda di Da Vinci, vi posso assicurare che c’è moooolto di meglio da vedere all’interno. Sin da quando fate il vostro ingresso nel museo, dei cartelli appositi vi condurranno direttamente dalla misteriosa Monna Lisa che, a mio avviso, fareste meglio a vedere per prima, in modo da togliervi il sassolino dalla scarpa. Prima di andarla a visitare, premunitevi di bottiglia d’acqua, bombola d’aria e denudatevi di giacche e cappotti troppo pesanti. La sala in cui si trova la nota opera, infatti, è sempre presa d’assalto da centinaia di visitatori provenienti da tutto il mondo che si picchiano e affastellano l’uno sull’altro nel tentativo di scattare una foto (non sempre con mezzi appropriati, come si vede in figura) al povero piccolo inerme quadretto che, ben celato da una lastra di vetro che impedisce che qualsiasi foto venga scattata senza fastidiosissimi riflessi, è irraggiungibile a distanza ravvicinata e non può essere osservato con la dovuta perizia. Si dice non sia l’originale, quello esposto al Louvre… Non saprei, fatto sta che seppur sia innegabile il suo valore artistico, è davvero una delle opere che preferisco di meno del museo.

Infatti, se ci dirigiamo al settore dei quadri italiani, prima, e dei francesi dopo, scopriamo un bel po’ di dipinti che meritano una bella riflessione, una foto e una analisi attenta della loro composizione. Tra questi, certamente il Leonida alle Termopili di David. Vi sembrerà, osservandolo, di sentirlo davvero gridare “QUESTA E’ SPARTAAAAAAAAAAAAAAAAA!”

Impossibile, per me, non rimanere di sasso davanti a uno dei paesaggi di Turner presente nel Louvre. Molti dei suoi dipinti devo averli visti sparsi in giro per i musei inglesi, non è affatto scontato trovarne uno in Francia e quindi, per questo, ancora più sorprendente e ammirevole.

Per non parlare della Zattera della Medusa, di Gericault, enorme  dipinto che da sempre ci capita di osservare sui libri di scuola e che, dal vivo, lascia addosso un certo vivido effetto

Insomma, l’apparato concernente i dipinti, Gioconda a parte, è davvero di notevole valore e va visitato tutto.

Una cosa che non capisco del Louvre, specialmente per quanto riguarda l’area dei dipinti, è la disposizione delle tele sui muri. Non sono forse qualificata per capirne di disposizione di opere in un museo ma mettere ottomila dipinti tutti uno sull’altro, in modo tale che ci si trova con la testa alzata a guardare quelli che sono stati fissati in cima a quelli in basso, non è una grandissima idea… Prima di tutto, non si riesce a vedere direttamente quelli che si trovano in alto sulla parete. Inoltre, l’illuminazione delle sale, piuttosto eccessiva rispetto alle altre zone del museo (che noterete essere costantemente lugubre ad ogni ora del giorno e del pomeriggio) (specialmente nel settore gotico… che non mi sarei persa per nulla al mondo!), fa sì che non si riesca a osservare un dipinto senza trovarlo colpito da fonti di luce che ne impediscono la corretta visione. Quindi ci si deve spostare sui propri piedi per trovare l’angolazione visiva giusta, facendosi venire torcicollo e travolgendo gli altri turisti che inevitabilmente si vedranno le proprie foto rovinate da questa spilungona nerovestita (che sarei io) che bestemmia in inglese e italiano pur di fare una foto decente! Insomma, poveri dipinti… non si possono apprezzare tutti nella loro bellezza.

Altra visita necessaria è quella alle statue classiche, greche e romane, ma anche alle francesi. Notoriamente, il pubblico resta incantato da Amore e Psiche del Canova, dalla Venere di Milo, presa d’assalto dai fotografi, come una vera Venere che si rispetti amata anche nei secoli a venire e dalla Nike di Samotracia, piazzata sul grosso pianerottolo in cima a una pericolosissima scalinata, dove centinaia di turisti di tutto il mondo si arrampicano in stile salita piramidale per tentare di fare la foto prospetticamente più bella e meno buia della storia del Louvre. Ammetto che farle una foto è stata un’impresa sotto molti punti di vista, anche perché giunta in quell’ala del museo, dopo aver fatto i primi due piani, mi sentivo leggermente senza energie e con la pressione ai minimi livelli storici… ma il mio spirito fotografico non si è fermato dinanzi a queste avversità!

Anche in questo caso, visitate le opere principali, non bisogna farsi ingannare. Tutte le statue vanno osservate con estrema attenzione. Il bellissimo Mercurio, le numerose statue di Venere, compresa una in procinto di calmare il furente Marte

che, vista da vicino, provoca non poco turbamento per la sua vibrante vitalità. Ci sono Le Tre Grazie, scolpite da diversi artisti, che sono una vera e propria gioia per gli occhi, varie Ninfee e Satiri, elementi tipici riprodotti in epoca classica e anche una sezione dedicata ai busti degli imperatori romani.

Il punto del Louvre è che ci si mette tanto tempo per visitarlo, anche senza guida, perché ogni area possiede davvero un numero incredibile di opere, cosa che richiede necessariamente qualche conoscenza pregressa di arte. Mi capitava di soffermarmi sui volti attoniti dei turisti, specialmente quelli orientali. Per loro, il Louvre deve essere una caterva di misteri senza fine. In effetti io darei per scontato di sapere, grosso modo, quali sono le divinità egizie, quelle classiche greche e le romane, per cui anche solo leggendo che sto osservando la statua di Ercole che uccide l’Idra, saprò fare automaticamente riferimento alla letteratura. E per quanto riguarda la pittura, vi è tutto il secondo piano stracolmo di opere francesi. Sono meravigliose, senza alcuna ombra di dubbio. Ma non a caso era il piano meno visitato, perché in assoluto quello del quale il turista medio e non occidentale conosce meno. Per cui, ecco, mi innervosivo alquanto (ma son pazza, mi innervosisco per poco) al vedere che la Gioconda è presa d’assalto e invece i quadri di David o di Delacroix sono abbandonati al loro destino e nessuno se li fila… con tutto il rispetto per la Gioconda, eh! Non necessariamente la critica artistica coincide col gusto e per quanto mi riguarda, osservare la Monna Lisa, così come è disposta, in quel caos di gente, al caldo e con quel vetro che non consente la corretta visione, non provoca alcuna emozione. Non come vedere a pochi cm di distanza La morte di Marat, che è semplicemente divino!

In parole povere, se avrete possibilità di visitare il Louvre, cercate di focalizzare il vostro interesse sulle opere che non vengono sponsorizzate sulla mappa free che viene data all’ingresso. Sono stupende, ma ripeto, non ci sono solo quelle nel museo e siccome appunto si tratta di un edificio davvero enorme, è il caso di farsi uno studietto approfondito delle opere che vi si trovano all’interno, pregresso alla visita. Cosa che, come leggerete, non consiglio necessariamente di fare per tutti i musei.

Mi rendo anche conto che questo è un po’ il limite dei musei. A me le guide, per esempio, non sono mai piaciute. Al Louvre hanno messo a disposizione dei Nintendo con acclusa mappa virtuale e relativa guida vocale… ma non so… lasciano il tempo che trovano. Se decidi di andare in un museo, per altro molto caro considerato che in UK i musei sono GRATIS (maledetti francesi), non puoi limitarti alla guida perché della guida non rimane poi granché una volta tornati a casa. Ci vuole necessariamente una conoscenza pregressa, altrimenti la visita è come incompleta. E’ come aver avuto la possibilità di toccare con mano i segreti di un passato che ci appartiene ed è parte di noi, senza però essere riusciti a disvelarne le potenzialità e le verità. Boh, forse prendo troppo sul serio una visita al museo, ma devo ammettere che passare l’intera giornata all’interno del Louvre, totalmente sola con me stessa e la mia Nikon, e il mio fido IPod con Einaudi e i NIN a farmi da sottofondo nel mio vagabondare, è stata semplicemente una delle cose più belle che abbia mai fatto e non poche volte mi sono chiesta se il direttore del museo avrebbe accettato un mio rene in cambio della Dircè di Bartolini! :P

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