ESAME DI LETTERATURA LATINA: UNA SODDISFAZIONE

Come avevo scritto alcuni post fa, stavo preparando questo esame, molto difficile, anzi… diciamo uno dei più difficili del mio corso di studi, a giudicare dalla vastità del programma (da Livio Andronico a S.Agostino) e dalla difficoltà intrinseca di andarsi a studiare la letteratura di un’epoca storica in cui è necessario avere, se non una infarinatura, almeno una conoscenza basilare della storia romana. Nonché del latino, per la parte monografica comprendente una versione. Che non è come le versioni del liceo, di due righe, ma di un libro intero! Detto questo, e ricordando quando è stata l’ultima volta che ho aperto un libro di storia romana e una grammatica latina, già lascio immaginare il panico in cui versavo e ho continuato a versare… diciamo da metà gennaio ad oggi.

Tappata come al solito in casa, a caccia di una concentrazione che altrimenti preferirebbe sbattersene altamente, e fare tutt’altro fuorchè stare col culo sulla sedia a studiare, in qualche modo mi sono fatta amica il pigiama e ho studiato disperatamente, e mai come questa volta è vero! Si sono alternati ettolitri ed ettolitri di caffè, nottatacce passate sveglia a ripetere, mattinate da incubo, con borse sotto gli occhi e il letto che mi chiamava chiedendo pietà! Per non parlare del clima di generale irritazione che si respirava a pochi metri da me, che ha coinvolto i pochi sfortunati, tipo i miei genitori, che hanno osato avvicinarsi per chiedermi di fare qualcosa!

L’esame, inizialmente, era previsto per il 22 febbraio, ma a grandissima sorpresa della sottoscritta, il 21 scopro da sito internet che era stato rimandato al 29 febbraio. Bella notizia?? Macchè!!!! Avevo già i voli prenotati per tornarmene in Inghilterra, e ho dovuto spostare tutto al 4 marzo, perchè la professoressa andrà in pensione e quindi o la coglievo questo mese o niente!!! Si, perchè nella mia università ci sono vari professori di Latino, ma soltanto la professoressa che ho scelto aiuta i fuori corso. Gli altri mi avrebbero massacrata, o avrei dovuto riprendere in mano la grammatica latina ( e no! no! e no!).

Insomma, dopo una notte praticamente insonne, vado in Ateneo, e ovviamente c’era il marasma di gente! Tutti esauriti, non ho mai visto gente così esaurita, devo ammetterlo, a dimostrazione di quanto sia mattone, seppur bello, questo esame! Insomma, ci trasferiamo nell’auletta e la professoressa inizia a interrogare, col metodo del tre a tre, il famoso metodo dello sciacallaggio di cui ho spesso parlato in altri post e che tanto detesto. Essere interrogata con gli altri ha un solo vantaggio ( evitare pause di silenzio) e molti svantaggi ( subire lo sciacallaggio o essere costretti a farlo!).

Durante una interrogazione, siccome era girata voce che la professoressa facesse colloquio iniziando con un argomento a scelta degli studenti, una ragazza, vedendosi chiedere Seneca (direi tra gli autori più difficili), ha fatto quasi scena muta, e per giustificarsi ha detto che lei si aspettava la domanda a scelta, lasciando la professoressa di stucco! Non so come le sia venuto in mente di dirle questo, ma ovviamente la professoressa si è risentita, e da quel momento ha smesso di partire con una domanda a scelta. Al ché, tutti quelli che erano fuori a sentire, sono sprofondati nel panico assoluto, e molto sono scappati nonostante avessero già risposto all’appello!!! Una ragazza si è sentita male ed è svenuta, e le sue amiche sono sparite con lei nei meandri del labirinto di Cnosso!

Dato che c’era il deserto, praticamente eravamo rimaste io, un’altra ragazza, con cui era chiaro che saremmo finite assieme a fare l’esame, e altri ragazzi che erano lì per sentire, quindi totalmente al cazzeggio, tra le risate generali! (almeno c’è gente simpatica). Morale della favola: dalle nove che ero lì, ho dato l’esame all’una. Cioè……… mai successo. Son solita accamparmi in Ateneo almeno fino alle cinque se tutto va bene, con tanto di panino e acqua. E invece stavolta, no! Entriamo io e la ragazza di cui sopra, e interroga lei. Le chiede Orazio. La ragazza va un po’ in confusione, e la professoressa mi guarda e fa: – Se lei non sa o sbaglia, devi intervenire!-

Io volevo spararmi. Cioè???Intervenire??? Ma che razza di cattiveria è? Sono certa che al posto mio chiunque l’avrebbe sbranata, lo so. Siccome io sono ligia al mio onore di umanista, nel senso di humanitas ellenistica (che è tutto il contrario dell’homo homini lupus), ho taciuto, attendendo che la professoressa mi chiedesse direttamente di rispondere. Solo allora, ho detto la mia. Dopo ciò, le ha chiesto se avesse anche lei un argomento a piacere (la cosa deve aver molto piccato la professoressa), e lei ha risposto, parlandole di Apuleio.

Detto questo, la professoressa si è girata verso di me. Sentivo i rulli di tamburo, pregando in ginocchio nell’animo che non mi chiedesse gli autori cristiani, che non solo trovo noiosi, disgustosi e inutili, ma dei quali ovviamente non condivido assolutamente nulla di ciò che hanno scritto, né umanamente né altro ( a parte forse qualcosa di S. Agostino, ma più che altro perchè è stato poi molto citato…ma di suo, onestamente, non lo trovo interessante) (come ho detto, sono per la lussuria e i poetae novi disimpegnati!). La professoressa mi fa: – Parliamo di Sallustio!-
Perfect. Non solo ben studiato, ma ho anche letto entrambe le monografie su Giugurta e Catilina (dato che mi scoccia studiare cose che non leggo, e quindi se posso le leggo nel mentre!). E ho fatto spettacolo parlando dei personaggi! La professoressa non mi fermava più. Ero al massimo dell’esaltazione. Al ché, mi dice: – Ma non avrò mica beccato il tuo autore a scelta? – , ridendo.
Io: – No professoressa, io non avevo un autore a scelta! ( FALSISSIMA COME UNA MONETA DA TRE EURO, LO AVEVO ECCOME!).
Lei: – Ah bene, allora di che altro parliamo? Scegli tu.-
Io: ( pausa riflessiva fingendo di pensare….) Catullo?
E giù di lì sul Liber catulliano, i carmina docta, Lesbia, Giovenzio, etc.
E quindi la professoressa dichiara: – Va bene, Zappulla è da 28, e tu… ( e dice all’altra quello che riguardava lei). L’altra ragazza decide di rifiutare il voto, e quindi resto solo io, a finire l’interrogazione con la versione di latino da tradurre. Ovviamente, sapevo benissimo che in questo avrei fatto schifo in maniera eccezionale (anche il peggio devo sempre farlo in maniera grandiosa), ma in effetti speravo che la media facesse buon pro alla sottoscritta, grazie anche ai consigli della mia personalissima Pallade Atena! E così è stato, il mio voto finale è stato 24. La professoressa mi ha fatto i complimenti per la parte di letteratura, era dispiaciuta per la parte di latino, ma le ho detto che… insomma… al liceo ci andavo anni fa e non avevo tempo di riprendere a studiare, etc etc… e tutto si è concluso a tarallucci e vino! Ed io sono felicissima!

Ovviamente il ritorno a casa è stato il solito volo ad un metro da terra, ho famissima, e penso che non berrò caffè per i prossimi quattro giorni, anche in vista dell’aereo che mi attende. A conclusione di questa giornata spettacolare, posso davvero affermare due cose, apparentemente banali quanto evidenti a me soltanto in questi mesi di esami clamorosamente di successo:
– Se una cosa mi piace, i professori se ne accorgono e la scambiano per esaltazione, e l’esaltazione sfiora il 30.
– Se le cose che studio non mi piacciono, si vede, e si vede perchè non apro bocca. Per fortuna mi attendono esami belli prossimamente, il peggio è decisamente passato (spero…)
– Se mi faccio il culo e sacrifico, ahimè, il mio tempo libero, al punto tale che perfino non posso scrivere, ascoltare musica, uscire a bere una cosa con gli amici, etc… il risultato si vede ed è soddisfacente. Perché poi, dopo ciò, fare queste cose che ho elencato ha un gusto diverso nuovo, conquistato ed ambito. E quindi sono anche più belle e apprezzabili, più del solito si intende.
– La sensazione adrenalinica di un esame andato bene andrebbe imbottigliata!

Si ringrazia per la bella giornata il caro Sallustio, condannato per concussione in Sicilia, ma ottimo storiografo, e l’uomo della mia vita ai tempi della Roma augustea: Catullo, morto a soli trent’anni, ma vivissimo nei suoi splendidi carmina!

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