ESAME DI LETTERATURE COMPARATE: I TRIONFI

Dopo una serie di indescrivibili tragedie universitarie, e una settimana nel panico trascorsa credendo di avere chissà quale male oscuro  (rivelatosi poi una colite spastica causata dal nervoso degli ultimi tempi, che è stato molto), mi sono messa sui libri per la mazzata definitiva pro esame di Letterature Comparate, interamente riguardante il Petrarca e il Canzoniere.
Il 16 dicembre, giorno dell’esame, sono uscita di casa alle sette e mezzo, avevo l’appello alle nove.
Ho dato l’esame alle 14 e mezza. Cosa volete che sia? Ho sfiorato anche le sei del pomeriggio grazie al mio cognome!
Quando finalmente giunge il mio turno, mi siedo alla scrivania della professoressa, in preda al mal di testa da tensione, fame acuta  e gola seccata dalle caramelle che mandavo giù per darmi un po’ di zucchero. La professoressa è una donna anziana, ma giovanile nel look, i capelli ondulati castani e lunghi, gli occhi a fessura piccini, che sembrano  un po’ sofferenti, il naso e la bocca piccoli, vestita con un dolcevita di maglia grigio e aderente, una gonna tubo in tweed, calze grigie abbinate alla maglia e ballerine grigie moderne.
Mi chiede se ho frequentato, e io le dico che sono fuoricorso, fuori Bari, fuori da tutto e che non ho frequentato.
Mi dice: – Parliamo della vita del Petrarca!-
Inizio a parlare, parlare, parlare, parlo di tutto, è una domanda vastissima, non mi fermavo più.
Mi fa delle domande sulle varie opere, e arrivata a parlare del Secretum, che ho letto anche se non in programma, faccio tutto un discorso sulla modernità del testo, sui temi, sugli aneddoti principali, etc.
Premetto che questa cosa all’università non si può fare da noi. Dire: – Io penso o io ho percepito. -, da noi è impossibile. Se lo fai, vieni automaticamente bocciato. Da un lato questo facilita i molti che non hanno una vera opinione su nulla e si limitano a discutere ciò che è scritto, dall’altro ovviamente penalizza me e chi come me, noi che vediamo la Letteratura come un eterno dialogo fra uomini di tutti i tempi, che era per altro la filosofia principale del Petrarca e degli Umanisti. Ma io sapevo di poterlo fare con lei, è noto che lei pretende una interpretazione critica, e che in molti si sono trovati in difficoltà non sapendo cosa dire al di fuori del commento dei libri.
Insomma, la professoressa mi osserva estasiata, palesemente.
Dopodichè, a discorso avviato verso la fine, mi chiede, come previsto, di analizzare un sonetto del Canzoniere. Avendo origliato tutti i precedenti esaminati, mi ero accorta che tutti o quasi avevano analizzato il sonetto proemiale. Come on!!!! Che banali, il commento si trova ovunque. Io, senza esitazione, sparo: – Il settimo, professoressa.-
 E qual è il settimo? – fa lei, per un attimo smarrita.
– Le otiose piume!, – dico io.
La gola e ’l somno et l’otïose piume
ànno del mondo ogni vertú sbandita,
ond’è dal corso suo quasi smarrita
nostra natura vinta dal costume;et è sí spento ogni benigno lume
del ciel, per cui s’informa humana vita,
che per cosa mirabile s’addita
chi vòl far d’Elicona nascer fiume.Qual vaghezza di lauro, qual di mirto?
Povera et nuda vai philosophia,10
dice la turba al vil guadagno intesa.

Pochi compagni avrai per l’altra via:
tanto ti prego piú, gentile spirto,
non lassar la magnanima tua impresa.

E lei, sgomenta, afferma che in effetti nessuno ha mai scelto questo sonetto, e che lei stessa ne è incantata perché pare che sia tra i più misteriosi dell’intera opera, perchè non parla di Laura, ma di un anonimo gentile spirito a cui dedica, sommariamente, una sparata incredibile sul fatto che nonostante il fare poesia non portino ad una strada economicamente soddisfacente, e per altro battuta da pochi, mentre gli altri sommariamente prediligono la via del vizio, della volgarità, del profitto fine a se stesso, l’appagamento dell’anima è incomparabile e quindi Petrarca prega questo gentile spirito di non abbandonare l’impresa della creazione poetica.
La professoressa fa: – Io ho una teoria su chi possa essere il gentile spirito. Commentami il sonetto, vediamo poi di discuterne assieme.-
Lo commento e tutto, e poi dico che secondo me il gentile spirito è lui, Petrarca stesso, preso in un momento di crisi dagli studi. Ne ebbe davvero una a Venezia, quando pensò di regalare tutti i suoi libri al governo veneziano, poi ripensandoci.
E ovviamente, lei la pensava come me!!! Cioè, io ero allibita. Ho proprio fatto centro secco!!!
Concluso il commento, parte il film.
La professoressa mi fa: – Sono allibita. Hai sviluppato una consapevolezza critica, sai tantissime cose, eppure non hai seguito le lezioni, hai una eloquenza invidiabile, hai fatto un lavoro raffinato, elegante, mi complimento davvero, sei stata bravissima!
Io diventavo tipo rossa e blu, dicendo grazie, e aggiungendo che mi piace leggere e quindi la cosa è per me abbastanza normale.
E li mi chiede il libretto. Lo apre e si mette a leggere i voti precedenti.
Nella nostra università, il prof guarda i tuoi voti e anche se sei stato geniale, adegua il voto a quelli del libretto. Specie se poi esami concomitanti alla materia sostenuta, dicono che hai fatto schifo. Lo trovo profondamente ingiusto, ma è così che funziona e non possiamo farci niente.
Sicchè, ho pensato, è la fine del sogno. Mi ero illusa di aver fatto finalmente una bella prova di esame, adesso vedrà i miei miseri 26 in Grammatica, il mio misero 27 in Letteratura Inglese, dove onestamente penso di saperne più di molte altre mie colleghe, senza modestia (ma quando mi agito a nulla vale), e mi metterà il solito fottuto 27.Per me 27 è poco. 27 è il voto di chi ha studiato senza sale nè pepe. Dal 28 in poi per me è eccellenza.
E invece, il miracolo! Con annessa giustizia divina, moralmente parlando.
La professoressa, che era stata pacata per tutto il tempo, mi guarda sconvolta e fa: – Non ci credo, non è possibile, questi voti non ti fanno assolutamente giustizia! Hai una eloquenza eccezionale, sei una persona di grande sensibilità, mi hai fatto un commento del sonetto eccellente. Come è possibile che ti siano state date queste valutazioni?
IO VOLEVO DIRE, e in tale forma l’ho pensata, tanto mi è montata la rabbia di rivalsa: – PSOREEE!!!! SE NANZ A ME IAKK SEMBR NA MASS D’STRUNZ CHE MENTRE PARLO STANNO A TELEFONO; SE NE FOTTONO DI ME, MI RISPONDONO MALE E NON VEDONO L’ORA DI FINIRE L’ESAME PERCHE’ SONO SEMPRE FOTTUTAMENTE L’ULTIMA A FARLO, NON E’ COLPA MIA!!!!!!!!!!! –
Ma naturalmente, fingendo modestia e guardando in basso, ho detto: – Sono un po’ ansiosa, non sempre do il meglio di me.-
E lei mi fa: – Beh ma in questo caso sei assolutamente da premiare. Non mi interessano gli altri voti, li guardo sempre ma non per modificare la mia opinione, sia chiaro. Anzi a volte, mi capita di pensare ad una valutazione non eccellente per poi scoprire sul libretto della persona di turno che ci sono una massa di trenta, ed io non so spiegarmelo.-
VOLEVO DIRE, e in tale forma ho pensato: – STRONZE MALEDETTE AFFABULATRICI CHE QUANDO DOMANDI A SANNO RISPONDERE B E C! ECCO COME SI SPIEGA!-
Ma ho detto: – Eh…-
– Bene, ti metto trenta!
E io sono semplicemente sbiancata. Volevo piangere, davvero. Sentivo gli occhi bruciare di lacrime. Le ho detto grazie con la voce roca. E lei mi ha risposto: – Io sono sempre stata felice nella mia vita di incontrare degli animi sensibili, che apprezzino la letteratura, che comprendano il vero insegnamento del Petrarca, ma qui vengono un sacco di ragazze a cui non importa niente, sì mi dicono le cose contenute nel libro, ma si vede che studiano senza passione, ed io non posso negare comunque loro delle valutazioni eccellenti, ma a livello umano ovviamente resto delusa.-
Poi niente, siamo arrivati a parlare dell’Inghilterra, etc, e lei mi ha stretto la mano e ci siamo salutate!
Sono letteralmente volata a casa, cioè volata davvero. Non sentivo la fame, la sete, niente…
E niente, ora sto ancora nella nuvoletta. Non mi illudo sull’esito dei prossimi esami sinceramente, perchè so che mi aspetta Latino che è un terno a lotto, mi aspetta Linguistica, dove sono cazzi amari, ma proprio amari…
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