“Dublin, the blind and ignorant town” (W.B.Yeats)

Non ho mai avuto l’aspirazione, in passato, di visitare Dublino, ma vivendo in Inghilterra mi è sembrato più che doveroso andare a visitarla, per conoscenza, in occasione di una lieta ricorrenza della mia vita.

Partiamo da Liverpool, con il solito mercatone volante di nome Ryanair con un volo 45 minuti, probabilmente il volo più breve al mondo. Ed è già panico! Non prendevo l’aereo da settembre, e la distanza fra un volo e l’altro si è fatta prontamente sentire, complice anche una terribile perdita avvenuta nell’aeroporto, nella zona controlli, dove ho smarrito senza rendermene conto la mia fedelissima sciarpa – coperta rossa di lana. Questa sciarpa è stato un regalo di mia madre alla vigilia della mia partenza in Inghilterra, quasi un anno fa oramai, e oltre all’evidente valore emotivo, era anche ottimale per nascondersi sull’aereo, quando puntualmente esso decolla e io parto con il consueto attacco di panico e pianto isterico disperato con conseguente mancanza di aria! Fortunosamente, direi, sono riuscita a ritrovarla al ritorno dal viaggio, al Lost and Found dell’aeroporto di Liverpool ( troppo amore tra me e questa stupenda città!).

Quindi, tornando all’aereo, ho passato i 45 minuti di cui sopra, lunghi almeno il triplo secondo la percezione personale del tempo, a frignare ed emettere singulti la cui onomatopea è più o meno ricostruibile con le lettere BLEEEEEUUU, col conseguente risultato che una hostess, rivelatasi italianissima, mi ha regalato la cioccolata! Quanto meno il pianto rende, anche se come ho già scritto in passato, non tutte le hostess della Ryanair si presentano come deliziose e disponibili quanto questa in cui mi sono imbattuta.  Dopo aver maledetto il volo, la mia esistenza e quant’altro, come faccio puntualmente sull’aereo, dove tutta una serie di errori personali vengono puntualmente rimessi ai voti e bocciati senza soluzione d’appello ( l’aereo come luogo di giustizia), siamo finalmente atterrati all’aeroporto di Dublino che si presenta, sin dalle prime strofe, come un edificio enorme e futuristico, ultramoderno, super funzionale, nel quale tutte le indicazioni e le informazioni sono scritte prima di tutto in gaelico, e poi in inglese.

Ci si trova praticamente in un mondo fantasy in cui si viene proiettati in una serie di informazioni scritte con parole impronunciabili, tanto più impronunciabili quanto è recente la parola che deve esser tradotta ( non oso nemmeno ripetere o tentare di ricordare il gaelico per la parola “fotografia”) (ok dai….grianghrafadóireacht!) , che apparentemente non servono a nessuno. Infatti gli irlandesi, almeno le nuove generazioni, pare non parlino gaelico, e tanto meno non lo parlano coloro che sbarcano a Dublino da destinazioni europee o non.

Facciamo la solita trafila per la valigia, e ci dirigiamo ai bus che portano al centro cittadino, precisamente ad O’ Connell Street. Cerchiamo e troviamo l’albergo, tra l’altro fighissimo! Capitiamo in un locale delizioso, di nome Murray, sempre su O’Connell Street, nel quale ci servono carne cotta alla Guinness, patate e formaggio di capra e ottima carne! Dei musicisti locali suonano per tutta la serata tipiche canzoni irlandesi come Whiskey in the Jar e il tormentone No, Nay, Never , cantate e apprezzate da tutta la clientela, decisamente autoctona, e successivamente intervengono tre procaci ballerine bionde alte e pettorute, vestite di tutù rosa e calze velate nere, che sulle sonorità irlandesi ballano le tipiche dance Ceili.

Sono rimasta estasiata dal vigore e dall’energia con cui queste tre ballerine riuscissero tanto a muovere le gambe in maniera controllatissima e rapida, andando a tempo con la rapida musica, quanto a rimanere totalmente immobili dalla vita in su, per altro tenendo sempre lo sguardo fisso davanti a loro, sorridendo, nonostante l’evidente sforzo!  Ovviamente a metà serata hanno cercato di coinvolgere gente dal pubblico per ballare in cerchio: prontamente ci siamo nascosti dietro le fotocamere, mentre le solite spavalde americane di Boston si facevano avanti per il balletto! (Per avere una idea :CEILI IRISH DANCE)

Ceili dancers, detail

Il giorno successivo, pianificazione accurata delle cose da visitare! Tengo a precisare che ho depennato immediatamente dalla lista la visita all’industria della Guinness. Risulterò impopolare, ma a me non piace la birra scura, come non mi piacciono del resto tutte le birre ale di produzione inglese. All’ufficio informazioni hanno cercato di instradarci immediatamente sul percorso Guinness, che evidentemente invece è molto richiesto dagli altri turisti. Ho anche depennato il museo delle cere, non se ne può più. Invece ovviamente sono state di rigore le visite a St. Patrick Church e Christ Church

come anche una visita ai musei irlandesi, tutti gratis, tra i quali quello Archeologico, assolutamente impareggiabile, anche se dall’ambientazione angusta, quello Naturalistico, contenente specie imbalsamate della meravigliosa quanto crudele fauna tipica irlandese. E per aggiungere fascino, anche una visita alla Biblioteca Nazionale Irlandese, stupenda, luogo di studio assolutamente impareggiabile. Unica pecca, in nessuno di questi musei era possibile fare foto! :S
National Irish Library

A proposito di biblioteche, non è ovviamente mancata la visita al Trinity College, che ha visto formarsi al suo interno famosi scrittori come Wilde, Stoker, Swift e Beckett.
Trinity College
L’entrata al College è ovviamente gratuita, ma la visita al Book of Kells no! Mi ero informata precedentemente sul fatto che l’ingresso costasse ben 10 euro, in barba alle leggi dell’ UNESCO, e nonostante questo mi ero messa da parte i soldini per la visita perchè, diamine, non si può non andare a visitarlo! Sicchè, pago il ticket, mi danno uno scontrino magnetico, entro e mi trovo dinanzi a stanze e stanze di cartonati appesi alle pareti che spiegano la storia del Book of Kells, roba che chiunque può trovare in giro per internet. Finalmente, salgo una rampa di scale, giro a destra, e mi ritrovo qui

Questa foto, purtroppo, non è mia. Era impossibile scattare foto alla libreria, anche senza flash. Ora, trovarsi in questa magnifica libreria e non poter fare nulla, annusare, toccare libri e curiosare, diventa un’esperienza ai limiti del frustrante. Ammetto che essendo libri antichi, sarebbe stato impossibile permettere ai turisti di toccarli, rischiando di rovinarli. Ma trovo ai limiti dell’assurdo che fosse addirittura impossibile avvicinarsi agli scaffali frontalmente, se non altro per leggerne i titoli, dato che l’accesso ad ogni scaffale era vietato da ben due file di cordoni rossi, come si vede da foto! Certo, nella libreria ci saranno anche originali della Divina Commedia e dei testi shakespeariani, ma io non li ho visti!!!  E questo è stato molto molto molto frustrante per me, perché con la spesa di dieci euro mi aspettavo un servizio di consultazione su microfilm, per evitare appunto di sfogliare i libri. Mi aspettavo maggiore accessibilità alle opere ( sarebbe bastato inserire delle teche protettive dinanzi ai libri per consentire al visitatore di sfilare senza fare alcun danno. Per altro i libri sono a contatto con l’aria, e suppongo che non vi sia nulla di più deleterio, topi e altri animali esclusi per ovvi motivi di sicurezza!  Avevo letto su internet fior di commenti positivi su questa libreria, e quindi è palese che forse non ho capito niente io, o forse che gli altri visitatori si sono fermati alla pura atmosfera esterna, indubbiamente affascinante, senza però sentirsi dannati nel non potere avere un accesso meno superficiale a quel ben di dio che in questa foto è solo minimamente accennato! Sicchè, miseramente, l’unica foto che mi ritrovo di questa esperienza è questa:
T_T

Delusione cosmica totale.

Abbandoniamo il Trinity College, e continuiamo il nostro giro per Dublino. Tutto questo camminare ovviamente mette fame. E qui si apre l’annosa quanto ben nota questione dublinese: il costo del cibo. Dire che Dublino è cara, è dire poco. C’è l’euro intanto, e posso affermare a ragion veduta che i prezzi sono addirittura più alti di quelli di Milano! Non è possibile spendere meno di 40 euro per due persone, anche ordinando una sola portata e una bevanda a testa.  Oltre al suddetto pub in cui le portate erano molto ampie, siamo riusciti a mangiar bene al Badass, un locale in stile americano in Temple Bar, dove però i prezzi erano accessibili e abbiamo potuto anche unire alla cena dell’ottimo purè e un bicchierino di vino rosso a testa.

La cucina irlandese vera e propria è molto ristretta in quanto a scelta: si parla di carne irlandese, pollo, patate ripiene, mentre per mangiare frutti di mare è consigliabile andare fuori città.

L’unica alternativa è mangiare roba d’asporto, wraps, kebab, riso e curry, sushi, pizza, considerato che essendo la cucina irlandese molto povera di piatti, vi è stata una capillare diffusione di tutte le altre cucine internazionali in tutta la città. Inutile dire che a fronte di ristoranti cinesi, indiani, persiani, spagnoli, francesi, turchi, etc… la cucina italiana fa da padrona incontrastata della città. Ma che dico, non solo la cucina! Sono proprio gli italiani che fanno da padroni in questa città.

Sono da quasi un anno in un paese inglese in cui ho sentito parlare italiano soltanto nell’ultimo mese, dopo aver conosciuto in modo assolutamente casuale per l’appunto due altri italiani, che poi non ho più rivisto. Tre giorni a Dublino e ho praticamente recuperato l’anno perduto! Dovunque andassimo, c’erano sempre italiani, sempre in gruppo e comitiva, molti dei quali, a giudicare dai discorsi, residenti a Dublino. Ho riconosciuto diversi dialetti, dal romano, al milanese, a varie cadenze, ovviamente del nord, ma forse anche qualche napoletano! Sembrava di essere in Via Sparano (una delle vie principali di Bari) in tempi natalizi: negozi addobbati a festa, luci azzurrine e festose in alto, appese tra i due palazzi delle vie principali, e italiani italiani italiani ovunque! E ristoranti italiani, e negozi italiani: Bella Italia, Bella Roma, da Nino, da Pino, Al Pacino, da Nicola, Pizza Espresso, da questo, quello e quell’altro. Pizza, pasta, espresso! Un bombardamento totale. Ovviamente ce ne siamo ben guardati dall’entrare: la cucina italiana all’estero è a dir poco orrenda, dato che, come ho di recente appreso, agli inglesi non piace la pasta al dente ma la preferiscono scotta! E non amano nemmeno il piccante tipico indiano, quindi gli indiani anche sono costretti a rimaneggiare i loro piatti tipici per gli inglesi. Idem dicasi suppongo anche per gli irlandesi!

A fronte quindi di una cucina dispendiosa e costosa, come costosi sono anche tutti i servizi destinati al turismo che, decisamente, vanta un ottimo giro commerciale, esiste, a quanto ho potuto constatare mentre cercavo di distinguere tra italiani e non, una Dublino assolutamente non turistica e molto più povera, lontana dal Temple Bar e dai trappoloni per viaggiatori sprovveduti (o spendaccioni!). Tra i tanti cartelloni stradali ne colpisce uno che dice che questo Natale, ben 5000 senza tetto festeggeranno da soli e senza cibo. Oltre all’evidente invito a fare una donazione, l’immagine di corredo dello slogan è , secondo me, parlante: il senza tetto in questione è un ragazzo. E questa non è che la pura e semplice realtà: ovunque posassimo lo sguardo, tra negozi scintillanti, ristoranti intoccabili e di lusso e alberghi con un gran trafficare di taxi, auto lussuose e donne eleganti, vi erano persone che chiedevano l’elemosina, tutti giovanissimi, spesso con coperte addosso per coprirsi, o con coniglietti o altri animali a seguito. Per non parlare dei numerosi ubriachi barcollanti a tutte le ore, e dei drogati che si avvicinavano per chiedere aiuto e soprattutto soldi.  Decisamente passeggiare a Dublino di notte non è una esperienza consigliata, come la stessa guida in dotazione ammoniva.

Del resto, anche fare delle fotografie può rivelarsi una esperienza decisamente complicata! Gli irlandesi sono molto litigiosi e decisamente irascibili! Mentre ci facevamo foto sul ponte del fiume Liffey, a più riprese siamo stati disturbati da strani personaggi che cercavano di invadere lo spazio della foto, oppure facendo gestacci nell’obbiettivo della fotocamera, e i più, se non passavano precisamente per disturbare, ci guardavano fare foto come se non riuscissero minimamente a capire per quale motivo fossimo li a fotografare uno stupido fiume! Sarà che parlo così per abitudine al clima sociale inglese, in cui nessuno ti si fila nemmeno se esci di casa con in testa un copricapo a forma di alce e addosso solo mutande, e te ne vai in giro per la piazza cantando e saltando ubriaco, ma decisamente l’invadenza irlandese penso potrebbe risultare irritante per chiunque. Poi, cosa che odio, detesto e che mi da i nervi, e che succedeva sempre anche in Italia, è la questione che io chiamo della A- Spazialità. Dove A sta per privazione del diritto di avere uno spazio sufficiente per non sentirsi invasi. Apro questa parentesi perché ho avuto modo di pensarci spesso a Dublino.

Camminare per la strada e sentirsi continuamente urtati da persone che, indipendentemente dalla fretta che hanno, sembra che abbiamo deciso di ignorare totalmente l’esistenza del tuo corpo, è quanto di più irritante vi sia al mondo dal mio punto di vista, in materia di vita sociale e di comunità. Questa cosa mi ha sempre resa abbastanza frustrata, perchè sono sempre stata il tipo di persnoa che cerca di stare sempre attenta a come si muove, per evitare di calpestare piedi, dare ombrellate in testa, gomitate per errore, o di travolgere gente quando passo e cammino. Questo però non avviene quasi mai da parte degli altri. In situazioni di massa o di gruppo pare che la maggior parte della gente se ne freghi, e non faccia altro che travolgerti, aumentando così il sospetto di essere invisibile!

Da quando sono in Inghilterra, ho scoperto che non c’era alcun errore in questo mio comportamento: ero solo nel posto sbagliato per pretenderlo. Qui, sono tutti come me, o meglio, io sono come loro, (almeno in questo):  al solo minimo sentore di aver spostato l’aria in cui cammini, ogni inglese di ogni età si prodiga in ottomila SORRY SORRY SORRY, rendendosi pienamente conto di aver violato la legge silenziosa dello spazio. In un negozio di vestiti, è una danza dello spazio, in cui tutti armoniosamente si evitano nel tentativo di giungere al posto desiderato, in uno snodarsi di percorsi che non si intrecciano, che non si scontrano, ma si sciolgono fra loro con armonia, come fiumi di cioccolato dolce! Non so se ho reso l’idea: basta passare un mesetto in Inghilterra per capirlo, e dopo un po’ tutti quei SORRY diventano come un martellante motivo nel cervello, che ti costringe ad essere attento alla privacy spaziale altrui. E ora infatti se mi capita anche solo di sfiorare qualcuno, parto anche io con il SORRY x 3, e così facendo si spalancano le porte di sorrisi e di gentilezza da parte dell’inglese di turno. E di rilassatezza nell’incontro con lo sconosciuto che rende nel suo piccolo ogni giornata molto più tranquilla e meno irritante. Non vi ha mai irritato fare la fila e venire sbattuti via? Venire sorpassati? Scendere dal bus e venire spintonati? Camminare per strada, presi dai propri casi intellettuali, e trovarvi davanti uno stuolo di signore con carrozzina e figli che parlano dei cazzi loro in mezzo alla via, ostruendo il passaggio? A me sempre! E l’ho sempre odiato.

Bene, succede anche a Dublino! E in quantità addirittura maggiore, se solo non fosse che Dublino ha strade enormi rispetto a quelle delle città italiane e quindi la cosa si nota di meno. Ma siccome io sono pazza e noto tutto il notabile, mi è saltato all’occhio con evidenza.

Tornando al viaggio in questione, ho quindi due pareri contrastanti di questa città: turisticamente parlando è ricca di cose da vedere, per tutti i palati, dal palato commerciale a quello più intellettuale, che a mio avviso viene maggiormente soddisfatto quanto più riesce ad allontanarsi da quelle che sono le canoniche visite previste da uffici informazioni e guide. Meglio fare da sé, e sapere cosa vedere, ma soprattutto consiglierei di leggere Joyce (non dico tutto Joyce, ma almeno qualche brano antologico fondamentale di The Dubliners o del Dedalus) perché la vera Dublino si nasconde e svela nei suoi scritti, mentre quella che si visita oggi è solo una crosta alquanto mal adattata di metropoli europea incollata ad un sostrato antico che non è facilmente visibile, anzi che secondo me è stato anche un po’ schiacciato sotto i numerosi Mac Donald, non so se rendo il concetto.  Senza addentrarsi nel complicato discorso letterario, riporto solo di seguito ciò che Joyce scrisse ad un suo amico su Dublino: “ How sick, sick , sick I am of Dublin! It is the city of failure, of rancour and unhappiness. I long to be out of it.”(Cosa mi ricorda? uhmm…) http://www.online-literature.com/james_joyce/

Ma è anche vero che lo stile così ricercato di Joyce, come degli altri scrittori che hanno in qualche modo attinto dall’atmosfera dublinese, diventando fra l’altro fra i più conosciuti e noti al mondo, in qualche modo deve qualcosa proprio alla percezione di tanta tristezza e di tanta difficoltà. Basti pensare al monologo interiore di Finnegan’s Wake: seriamente, non è lontano dalla realtà. Basti solo pensare ad “Aspettando Godot” di Beckett e al suo clima di forzato distacco, cui tutti facciamo ogni tanto riferimento anche come modo di dire quando ci attendiamo dalla vita qualcosa che non arriva mai.

Umanamente parlando, insomma, non mi è piaciuta. La avverto come pericolosa, e non mi sembra che nel complesso la maggior parte della popolazione sia soddisfatta. Entrare in ristoranti e vedere gente che mangia, o in locali, etc… non è decisamente un buon metro per comprendere questo, ma guardando oltre, e facendo riferimento a quanto scritto sopra, decisamente vi sono molti problemi insoluti, visibili ad occhio attento.

A livello paesaggistico invece risulta evidente che più ci si allontana da Dublino centro e più si raggiungono centri vicini, sul mare, come Howth o , il clima inizia a diventare davvero rigido ma la visuale è mozzafiato. Siamo stati appunto ad Howth, per altro imbattendoci in una misteriosa scena del crimine, e abbiamo potuto apprezzare il panorama dal porto, nonché numerosi animali mai visti prima dal vivo, come i cormorani e la foca! E questo sì, è stato fantastico!


In conclusione, Dublino resta una città da visitare ma da prendere con le pinze, il suo fascino è insito nel suo pericolo e nella sua tristezza rivelata sui volti dei dublinesi senza tetto, faccia oscura della medaglia in contrapposizione all’immagine di metropoli troppo moderna e globalizzata e, per questo, non molto originale.

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