IL PRIMO RIENTRO A BARI

Avevo pensato che non pensare sarebbe stato il modo migliore per affrontare un viaggio così lungo fatto per metà in posti mai visti, perché di certo il mio temporaneo ritorno a Bari per cause di forza maggiore (e minori) non poteva certo portarmi a riflessioni positive, dopo aver trascorso un mese e mezzo persa in un angolo di mondo decisamente più a mia misura. Certo è che non pensare è stato difficile, specie dopo essere giunta a Milano. La mia amata città non mi ha parlato e po’ mi ha fatto paura. Comincio col dire che ora alla stazione c’è una enorme Feltrinelli ad uso e consumo dei passeggeri, con tanto di tavola rotonda per le riflessioni. Ebbene sì, lì dentro c’era davvero da pensare troppo! Tutto lo richiedeva, e la libreria è diventato tutto ciò che ho apprezzato di Milano.

Ma partiamo dal principio. Sveglia dolce e con dolce colazione, ed ero già catapultata, con mia e del mio ragazzo immane disperazione, sul treno per Manchester. Viaggio tranquillo: tre quarti d’ora, treno pulito, silenzio totale, come al solito un signore inglese mi aiuta vedendomi in difficoltà con la valigia. Panorami di prati verdi, cieli azzurri, case di mattoni rossi: il panorama cui i miei occhi si sono abituati come se li vivessi da sempre, ottimi per il riposo della mente.

Arrivo a Manchester.

Pesco con rapidità la coincidenza per Liverpool dopo tre minuti, e sono nuovamente in viaggio.

Tranquillità. Leggo Asimov, e il suo Preludio alla Fondazione, sperando che mi rimanga qualche pagina da leggere sull’aereo.

Già, l’aereo Liverpool – Orio (Bergamo). Da un mese il mio solito spauracchio. Il mio ragazzo mi ha prestato l’IPod, lo ha caricato di giochini coccolosi e simpatiche applicazioni, pur di aiutarmi a non avere crisi di paura da volo. Mi sono tenuta il libro di Asimov appositamente per leggerlo, dato che mi stava piacendo molto, per autotentarmi con un rapimento mentale che mi fottesse il cervello più della paura di volare.

Arrivo all’aeroporto di Liverpool: il John Lennon. Sono in anticipo clamoroso, e il panico inizia a salirmi minuto per minuto.

Momento della fila pro aereo, ovviamente Ryanair. Eccoli in fila (fila?), gli italiani. Ecco, soprattutto, l’Italiano, mistura di milanese, di napoletano che più stretto non si può. Assieme a loro, qualche inglese divertito e scanzonato.

Il volo. Incredibile ma vero, nessuna crisi di pianto stavolta. Ne deduco che il terrore di ritrovarmi estranei a preoccuparsi per me deve avermi fatta trattenere da questo inutile carico di stress che puntualmente si trasforma in una sagace figur’emmerd! Tremavo come una foglia, questo sì, mi è mancato il respiro alla partenza ma ammetto che devo ringraziare Hari Seldon e le sue avventure per avermi fatto passare una buona oretta finalmente a leggere. In genere non ci riesco.  Penso per l’80% del volo al volo in sè, e il restante alla lettura, col risultato che ogni due righe lette devo tornare indietro perchè ho perso il filo. Ma Asimov, come me, ama i dialoghi, ha una strana comicità, e così la mia attenzione è virata per il 60% alla lettura, inaspettatamente. Il viaggio tutto sommato è stato tranquillo, a parte l’atterraggio nelle oscure nebbie bergamasche ( ma su Bergamo ci sono sempre nuvole? Sono anni che atterro qui ed è sempre la stessa storia!), con tanto di trombetta autocelebrativa della MIA ADORATA compagnia aerea, e applauso dal netto sapore di tricolore in perfetto stile, della frangia italiana dei passeggeri. Gli inglesi impassibili, si guardano le unghie nel mentre. Io, che mi vergogno soltanto di sentirli, ne approfitto per respirare e riprender colore in viso. Bentornata in Italia!

Sosta servizi igienici, mi salta subito all’orecchio la frase da una TV di un bar che trasmette un TG: – … e il PDL dichiara che…”. Cosa abbia dichiarato non è importante. Mi basta per sapere che qui è tutto uguale a sempre. Anzi no. Il prezzo della navetta per Milano è aumentato: 9,90 euro sola andata. Naturalmente non prendono sterline.

Arrivo a Milano e, come dicevo prima, con mia grande sorpresa, scopro che adesso c’è una enorme Feltrinellona, tutta da leggere. O meglio, ce ne sono due: la Express e la libreria vera e propria. Eccezionale. Entro per leggiucchiare: ho due ore di tempo, il treno alle ventitrè. Nella sezione critica e linguistica ritrovo in formato libro tutti i nomi di coloro che fanno parte dei miei prossimi esami.  Mi perdo nei libri di Propp, Chomksy, gli strutturalisti russi, vorrei comprare tutto, la lingua italiana, sì, sempre bellissima, mi manca. Ma inorridisco dinanzi ai prezzi dei libri. Non meno di diciotto euro a testo. Ma grazie al cielo nessuno di questi sopraccitati è italiano, e io ho proprio bisogno di leggere in inglese. Arrivederci Feltrinelli.

In modalità cazzeggio, ripercorro i soliti tragitti da stazione, tanto cari al mio frequente passato milanese. Non una parola stavolta da Lei. Alzo gli occhi e vedo delle gru con degli operai, intenti a ricoprire la facciata principale dell’interno stazione con pannelli bianchi ed enormi, su cui è scritto a caratteri cubitali un qualcosa tipo: DA MARZO A NOVEMBRE A TORINO LE MOSTRE CHE CAMBIERANNO LA CULTURA DELL’ITALIA.

Qualcosa di sgradevole riaffiora al solo sentire nominare quella città. Turbata, mi allontano in cerca di una sedia. Mi imbatto quindi in un altro enorme cartellone bianco con uno slogan: OLTRE L’EGOISMO. C’E’ UNA MANO TESA, dice un Bersani in maniche di camicia e sguardo truce.

Penso: – Sarà una mano tesa per scipparmi il portafoglio!-, e mi allontano anche da lì. Seguendo percorsi a caso e la noia arrivo al binario 17 dove mi aspetta il treno che arriva fino a Reggio Calabria. Solito treno di sempre, sgangherato, vecchio, arrugginito e che puzza di sudore ad ogni centimetro.

Siamo in viaggio. Un qualcosa di rumoroso sbatte proprio vicino al nostra cabina, producendo un irritante cigolio continuo. Ho cercato di ribellarmi, lamentandomi, ma nessuno dei presenti vicino a me ha mosso un emerito dito. Ne deduco che stanotte il rumore ci farà compagnia! Ho sete e non vi è esistenza di una carrozza ristorante o bar sul suddetto treno. Non avevo mai tenuto in conto questo dettaglio prima d’ora.

Superata la fase di stress, posso davvero dire di essermi data una calmata soltanto nel treno. Mi manca il mio gatto e non vedo l’ora di stringerlo, mentre  guardo fuori dal finestrino, la neve su Bologna, in preda ad un delirio sarcastico – melanconico. Il sonno è vicino, già il rumore metallico non lo sento più…

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