BECERITA’ BARESE

Odio la mia città. Ma questa non è una novità.

Oggi specialmente odio tutti, tutto questo inutile sostrato di mediocrità che mi circonda. E’ il classico effetto post Londra, città dalla quale sono tornata qualche giorno fa. Ogni volta che mi lascio sommergere e mi immergo nella vita londinese, così ordinata, precisa, così dolce e allo stesso tempo doverosa e rigorosa, così filosofica e assieme concreta, fredda e allo stesso tempo passionale, io mi sento finalmente nel mio ambiente. A Londra posso essere ciò che sono, tutti possono essere quello che sono, trovare stimoli per le proprie passioni, un lavoro per vivere, e seguire la propria strada senza preoccuparsi di sentirsi fuori luogo, fuori tempo, fuori spazio. Ogni cosa tu voglia fare, puoi farla, e soprattutto, mentre cerchi di farla, non rischi di essere maltrattato e bisfrattato dalla società in cui vivi. Anzi, essa funziona bene proprio in quanto reale società funzionante, dove la gente paga per i servizi, paga anche caro, ma riceve ciò per cui paga. La società funziona e pretende che tutto intorno funzioni, il governo, i servizi, i trasporti. Pretende che i giardini siano puliti, che il traffico sia ben regolamentato, che non vi sia sporcizia nella metro, che si aiutino gli stranieri o i turisti con garbo. La società che funziona, che ti permette di telefonare e avere informazioni, di farti capire e di capire, di prenotare senza affannarsi, di trovare ciò che cerchi senza dover trasformare la ricerca in una caccia al tesoro. Una vita vera, dove le cose funzionano al meglio possibile, e se non funzionano c’è sempre una soluzione. 
 
Ma quelle che scrivo sono ovviamente banalità. Lo sanno tutti, da che mondo e mondo tutti desiderano andarci a vivere, e soltanto chi può davvero lo fa. Io non posso. E quindi resto in questo ambiente becero e malsano, sperando e pretendendo con pugni e calci che le cose si trasformino. Desidero Londra come sogno di civiltà ma non avrei problemi a rimanere dove sono se quella civiltà semplicemente si potesse esportare a grosse vagonate e cucchiaiate e infilare in un grosso imbuto ficcato nella bocca dei fottuti baresi! Ma non si può. Basta osservare i ragazzi giovani, per capire che domani, non soltanto non sarà diverso da ieri, ma sarà anche peggio.
 
Vado a fare un servizio in zona Madonnella ( chi conosce Bari lo sa… non è uno dei posti migliori). Maledetta me, prendo l’auto e penso: è presto, troverò un posto. E infatti ho una fortuna sfacciata, lo trovo, parcheggio e mi dirigo a fare la mia commissione. Quando torno però, mi rendo conto che per uscire dalla strada in cui avevo parcheggiato, a senso unico e vicolo cieco, dovevo fare retromarcia e tornare indietro.
Premessa: non faccio parte della categoria di donne che non sa guidare, anche se ammetto che la categoria esiste. So guidare bene, so parcheggiare, so fare le manovre. Mentre mi accingevo a fare la mia, mi circondano un gruppo di cheyenne in abiti calcistici, sicuramente autoctoni della zona. Iniziano a ridere, insultare la sottoscritta ad alta voce, schernendomi. Cosa assolutamente normale per una persona che vive in questo buco di culo. A Londra la gente è cosi distaccata che non si permetterebbe mai di fare un commento, di INVADERE ( ed è la loro discrezione fredda e determinata che più di tutto mi conquista).
Naturalmente mi inizio ad agitare, sbaglio manovre e inizio a sudare come una fontana, grazie anche al maledetto sole negli occhi ( e qui non menziono nemmeno la questione climatica, tanto sarei proprio di una banalità sconcertante). Come era ovvio aspettarsi, uno dei tipi prende l’occasione al volo e inizia a dirmi cosa devo fare, che manovre devo eseguire. Naturalmente tutto in dialetto barese e condito di appellativi per la sottoscritta:
– Le femmn’ non sapn’ guidà!-
– Mo’ e c’sta fasc’-
Faccio manovra all’apice del nervosismo, mi sono trattenuta solamente perchè so di non essere abbastanza grezza, come direbbe il mio ragazzo, per rispondere a tono a quei tipi, i cui genitori probabilmente non fanno lavori molto rispettabili ( ci siamo intesi), e così me ne vado, mentre loro si lamentano sdegnati perchè ho mancato di dire loro GRAZIE!
 
GRAZIE???
Grazie al cazzo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Fanculizzatevi, miseri esseri inutili! 
E’ che, nel parossismo generale, la stupida e maleducata per loro sono io!!!!!! Ecco cosa mi rode. Che per loro la società è invadenza, insulto, aggressione verbale. Così come lo è per tutti gli automobilisti che ho incontrato nel tragitto, che non usano la freccia, che ti sorpassano da destra per una fretta quantomai inspiegabile, che ti suonano senza alcun motivo, per non parlare dei pedoni…………..
 
Vabbè, niente. E’ tutto inutile. Inutile incazzarsi, fare veleno, prendersela a male. Incazzarsi non cambia le cose.
Una bomba forse potrebbe, ma non è un campo che mi compete e poi non è che tutta la gente qui sia da defalcare…..Solo un buon 70 %.
E’ che sono profondamente arrabbiata, profondamente. Ma perchè le cose non possono mai essere semplici, mai??? Perchè ci dobbiamo accontentare, quando poco lontano da casa ci è offerto un esempio splendido, non dico da emulare, ma quanto meno da iniziare a seguire! Così nessuno di noi avrebbe la voglia o il dovere di andare lontano. La civiltà non è un valore così difficile da imparare.
 
Prima ancora che funzioni tutto il resto, per il quale serve pagare, la civiltà cosa costa? Cosa? Soltanto più tranquillità, un respiro in più e la voglia di contribuire al funzionamento del tutto, per gli altri e soprattutto, di rimando netto, per se stessi.
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