IL RAGAZZO DI REGGIO EMILIA

Bologna/Bari Train
Avevo pensato di inziare questo racconto, riferendo per filo e per segno cosa successe quella sera in treno. Ma in realtà di tutti gli accadimenti assurdi e sconvolgenti che si sono susseguiti nel mio viaggio da Bologna a Bari, soltanto uno mi è rimasto seriamente impresso. Soltanto lui.
Ero appena entrata nel mio scompartimento, avevo la solita classica prenotazione, quando nel trambusto causato dall’extracomunitaria che è poi stata arrestata e buttata fuori dal treno, l’ho visto, ho visto LUI guardare fuori dal finestrino, assieme ad altre persone, la donna gridare, scalciare, stesa per terra e ammanettata dai poliziotti, intenta a piangere e a spaccarsi la testa contro il marciapiede, disperata.
In quel momento tragico, drammatico quanto acidamente comico, con la scarpa della donna che rotola giù dal treno e la ragazza salita a Bologna alla quale spettava posto nella stessa carrozza della donna ammanettata, che se la ride soddisfatta per non dover fare il viaggio con quella “pazza” fino a Lecce, il suo viso è stato un piccolo momento di bellezza, di distrazione.
Non pensare a cosa succede qui, lontano dalla tua città del sud che di extracomunitari è ormai piena a tal punto che ci vivi con tranquillità. Non pensare alla caotica bellissima Bologna, piena di vita, di ribellione metropolitana.
Il suo viso, estremamente tenero. I capelli neri lucidi, lunghi fino alle orecchie, lisci. La carnagione scura, la pelle che il Sole ama ( non come la mia bianca e irritabile), il viso che ancora non riesco a qualificare, a descrivere, quasi….Perchè mi spiace non poterlo descrivere, era così bello ed io un giorno dimenticherò quel viso, allora mi piacerebbe tanto poter dire come era fatto. Il naso lungo, dritto e importante, gli occhi luccicanti, teneri, le labbra carnose. Era un bel ragazzo. Alto, poi, imponente. Spalle larghe, i polpacci in vista, i pantaloncini a quadri e una maglia blu, forse nera…

Non pensavo che lo sguardo della bellezza sarebbe sopravvissuto a se stesso. E invece, finito il trambusto con la polizia, mentre il treno riparte pigro in discesa verso il sud, lui entra nel mio scompartimento. Ed è seduto, magia delle magie, accanto a me!

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Io sono timida, ma timida non è la parola esatta. Come direbbe l’esimio ingegnere areospaziale che mi lascio alle spalle in un addio che sento solo io, citando Palanhiuck, è però la prima che mi viene in mente! Sono insicura. Quando sono in treno muoio dalla voglia di parlare. Ma lo temo. E non lo faccio se qualcuno non mi rivolge la parola per primo, lasciando al caso quindi la possibilità di conoscere, di parlare di me. Mi resta però sempre la possibilità di sentire cosa si dice.
Cosi, il bellissimo ragazzo, molto disinvolto, attacca la chiacchiera con un altro ragazzo seduto nel nostro scompartimento, un ragazzo esile, biondino, che va a Lecce. Io nel mentre scrivo sul mio taccuino le stesse considerazioni di cui sopra, la mano sballonzolata dalla meravigliosa oscillazione del treno ( come si scrive in treno non si scrive da nessuna parte), leggo alcune pagine del mio nuovo libro di Astrologia che mi sta fleshando il cervello, e nel contempo li ascolto.
Il bellissimo ragazzo è sceso per un triste evento, il funerale del padre del suo migliore amico. Resto sconvolta.
E’ in quel momento che il ragazzo biondo, percependo stupore sul mio viso, mi chiede come mai sono così perplessa e, vedendo penna e quaderno nelle mie mani, azzarda: – Non è che stai scrivendo di quella donna che è stata arrestata?-
E io lo confesso: – Si, lo sto scrivendo. Sono una scrittrice, non posso farne a meno!-
I due ragazzi ridono, per una buona mezz’oretta non hanno fatto altro che prendermi in giro. E ridere di tutta quella serie di cazzate che ho sparato, in moto random, ragguagliandoli su tutte le cose assurde che ho visto in tanti anni di viaggi in treno! Racconto dei viaggi a Torino, e mi viene in mente il mio ex ragazzo. Quando mi viene in mente lui, so che qualcosa di grande si sta muovendo nel mio petto. E’ la serata giusta per raccontarsi.
Il ragazzo biondo è più gentile, mi piglia in giro però sembra anche affabile, curioso. Il ragazzo bellissimo invece mi paracula alla grandissima, mi sfotte, anzi ci prende gusto a distruggermi e trattarmi male. E io lo adoro subito. E lui, è perfetto. E’ il mio tipo.
– Scrivi, scrivi!- , mi dice, ogni volta che succede qualcosa, che dico qualche stupidaggine, o che passa qualcuno dal corridoio del treno. – Guarda quello! Hippy in discesa dal vagone 5!-, e ride di me.
Glielo leggo nelle parole che mi sfotte perchè in realtà vuol sapere. Non è un attegiamento casuale, ma si crea subito tra me e lui una simpatica confidenza. Confidenza che non svanisce quando scopro che ha 20 anni ( mentre mentendo, cerca di convincermi che ne ha 24, e mentre io ignara gliene affibio 28), confidenza che non svanisce quando lui me ne da 32, mente il ragazzo biondo 23!!! E io ne ho 25! Ok, quasi 26….Però a settembre, dico! E ridono di me, e io anche, di me, come sempre.
Ora so che il bellissimo ragazzo viene da Reggio Emilia e va dai nonni ad Ostuni. E il suo nome….beh il suo nome non potrebbe essere che quel nome. Mia madre dice sempre che io con quelli che si chiamano cosi, davvero, non ci resisto. E’ sempre la stessa storia, un inseguimento senza fine. Francesco.
E’ del Toro, è nato l’11 maggio. Penso subito che mi piace, e  pensando che la mia migliore amica è nata praticamente a pochi giorni dall’11 maggio, so che devo assolutamente mettere in piazza l’argomento musica, lo sento. Lui è. Lui sa.
Prima di poter trovare il modo, lo fa lui! Ci chiede che cosa facciamo nella vita, che musica ascoltiamo. E ovviamente anche qui nasce sintonia con me. Lui ascolta i Doors, i Pink Floyd, e gli piace tanto Rino Gaetano. – Li conosci?-, mi fa. Ed io, fiera, annuisco. E sparo i miei nomi. Muse, Led, Nin…
Suona la chitarra acustica, mi fa vedere i suoi calli sotto le dita, io mi dimentico di fargli vedere i miei e gli dico che anche io suono. Ed è fatta. Quando si condivide la passione per la musica, già metà del percorso verso qualcuno è fatto.

Mi fa tante domande, non sono abituata. Ma si vede che è un ragazzo curioso, ha le sue idee. E’ forte.
Lentamente, il suo sfottò verso di me si placa, diventa interesse. Mi fa vedere foto di parti della sua vita nel cellulare, mi parla di lui, addirittura vuol leggere ciò che ho scritto. In genere non lo permetto. Ma a lui si. Perchè è bello, tenero. E mi piace, sembra un ragazzo sveglio.
Il ragazzo biondo ci chiede se andiamo in discoteca. Sia io che Francesco neghiamo. Lui afferma di andare a ballare solo nelle serate rock, che da lui sono rare, dove vanno però persone più grandi, e cosi dicendo indica me. Poi snobba con nonchalanche i ragazzetti che vanno nelle disco commerciali.
– Eh ma tutti snobbi tutti. Quelli più piccoli e quelli più grandi!-, dico io.
– Ma no!!-, fa lui – Te l’ho detto che vado a ballare nelle discoteche dove ci sono persone della tua età!-

Il treno scorre di notte, tutti si addormentano. Lui e l’altro vanno a fumare fuori. Prima di uscire dalla cabina, lui mi mette una mano in testa, facendomi una piccola carezza, come si fa ad una bambina piccola. Mi viene un colpo, come fa questo ragazzo ad essere cosi…spontaneo?
Tornano dopo poco. Il ragazzo biondo, si chiama Simone, si mette a dormire.
Restiamo svegli io e lui. Io sento un impalpabile sensazione di felicità per questo incontro. Non ricordo nemmeno come, lui mi chiede se potrà leggere qualcosa di scritto da me, qualche poesia, e io accenno all’esistenza di questo blog. Gli lascio il contatto di FB, il mio nome e cognome. Mi pento di non essermi ricordata il suo cognome, quando per ridere mi ha mostrato la sua carta sconto per il MacDonald, ma davvero la potenza del suo nome ha abbagliato tutto il resto. Mi pento da morire, mi brucia la dimenticanza. Ma lui ha il mio nome e cognome. Il ragazzo biondo, prima di dormire, ridendo dice: – Vabbè, noi la aggiungiamo su FB e poi dopo due giorni la cancelliamo!!!-

– Ok – , dico io, e cerco di togliere dalla mano di Francesco il bigliettino col mio nome. Lui ha un guizzo di terrore, tira il bigliettino e dice: – No, no!-,e lo fa sparire nella tasca del suo borsello di tela beije. E io spero. Spero che lui non mi dimentichi. Come fanno tutti.

La notte scorre lentamente, pigra. Gli alberi, le luci, le città…e lui, prima di dormire, mi da il suo lettore mp3…
Per me è un sogno. Un sogno ad occhi aperti. Nel buio dello scompartimento, lui si addormenta come un bambino a pochi centimentri da me. E’ bellissimo, guardarlo rilassa, mi sento felice. Nelle mie orecchie scorrono le canzoni che lui ha nel suo Pod. Chissà cosa rappresentano per lui queste canzoni… che ricordi vi ha legato… I Beatles…Dire Straits…Pink Floyd, c’è Wish you were here e io ripenso al mio ex ragazzo e mi sento morire. Guardo fuori dal finestrino e mi metto a piangere. Sapevo che sarebbe successo, un pò lo volevo: era il momento giusto per farlo. Ci sono le canzoni di Rino Gaetano, ci sono i Jet, i Led Zeppelin, Whole Lotta Love! Gli ACDC, i Guns, e tutto il repertorio di un ragazzo che ama il rock vero, e insegue la buona musica.
Ma d’improvviso giunge la traccia inaspettata.
Coriandoli a Natale. Subsonica. Bang! In loop, per forza.
Subsonica. Torino. Neve. Vita. Amore. Fine.
Lo guardo e penso, e mi chiedo cosa significhi per lui questa canzone. Io so, sentendola, cosa significa per me.
Per me che sono sempre la persona inutile, quella che non ha mai avuto la possibilità di toccargli il cuore…
E la ascolto a ripetizione per tutta la notte…

E’ inutile sai,

il male che fa

il peso di un bacio.

L’hai dato soltanto

perchè eri da solo.

La colpa dov’è?
Qua intorno non c’è

Sai dirmi tu dov’è?
In un giorno che piove

Un giorno che tu

ti senti inutile

Coriandoli a natale

E magari ancora

troppo stanco per ricominciare.

Ma scometto che poi..

Tu te ne andrai

E’ semplice ma..

ma non dire che

la vita ti prende

soltanto alle spalle.

Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile.

Coriandoli a Natale

E magari ancora

troppo stanco per ricominciare.

E magari ancora

troppo stanco per ricominciare.

In un giorno che

ti senti inutile

Coriandoli a Natale

Ma scommetto che poi..

Tu te ne andrai

E’ inutile sai

vorrei ma non puoi

toccarmi nel cuore

entrarmi negli occhi

Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile.

Coriandoli a Natale

Ma scometto che poi…

Tu te ne andrai

Tu te ne andrai

Tu te ne andrai…


Ancora una lacrima scende dai miei occhi. Ma io sono felice.
Sono felice perchè questo ragazzo, che nemmeno mi conosce, mi ha dato la sua musica come se per lui fosse la cosa più normale, più naturale al mondo. Lui era cosi…naturale. Perfetto.

Io, che dormo sempre in treno, per la prima volta non ho chiuso occhio. Per sentire la sua musica, per girarmi nel momento in cui più sentivo il dolore stritolare i ricordi, e vedere il suo bel viso tenero addormentato, e pensare: – Qualcosa di bello c’è davvero.-
Durante la notte una volta si è svegliato, e mi ha chiesto: – La stai ancora ascoltando?-
– Si. Lo rivuoi?-, gli domando io, temendo di avergli rubato qualcosa.
– No. Non adesso…-, mi dice lui.
E si riaddormenta.

Il treno, nel sole del Mezzogiorno, arriva a Bari. Lui sente i miei pacchetti frusciare e si sveglia. Si alza, è di fronte a me. Bellissimo, gli occhi lucidi.
– Ma stai scendendo? Stai scendendo proprio qui? A questa fermata?-
– Si, ecco. Benvenuto a Bari. -, e faccio una smorfia.
– Ah…-
– Tieni, questo è tuo. Non vorrei che te lo fregassero.-
Lui riprende il Pod come se si fosse dimenticato di averlo, per un attimo ci ho sperato che mi dicesse: – Tienilo tu, e me lo ridai quando ci vediamo.-
Questo io lo avrei fatto. Ma non avevo il Pod con me.
– Allora ciao Nadia, piacere di averti conosciuta…- , mi dice. E non capisco perchè il suo sguardo sembra triste. Forse sembra solo a me. Ma io non mi sbaglio mai.
– A presto, ci sentiamo…-, dico io. Ma mentre mi allontano, realizzo. Non lo rivedrò mai più…

Come puoi odiare il mondo, come puoi, se ti è data fortuna di vivere e sentire ciò che ho sentito quella notte in treno. Come puoi?
Anche se mai più dovessi rivederlo, anche se quel pezzo di carta col mio misero stupido nome dovesse perdersi, anche se… come posso non ringraziare la mia vita per questo incontro. Mi ha dato più di tante altro cose, in questi mesi.
Dopo come sono stata trattata ingiustamente da lui, il lui dell’addio a Piazza San Babila, senza neanche aver avuto possibilità di parlare, di dire… come posso non essere felice di un ragazzo che ha voluto leggere ciò che io avevo scritto.
Ed io continuo la mia vita da allora, sono passati pochi giorni. Ma ci spero, ogni tanto, come un piccolo sogno luminoso in un giardino del quotidiano appassito, che lui arrivi sin qui. E sappia cosa è stato per me, in un piccolo fragile momento di eternità.

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