SINO AL GIORNO IN CUI

Non ci sarà nessuno. Mai più nessuno.

Sino al giorno in cui non avrò trovato una persona che negli occhi porti la mia stessa visione, il mio stesso concetto di bellezza, che conosca il suono di un silenzio, che apprezzi le cadute come le salite per il solo fatto di poterle condividere, che non cerchi di salvarmi o di proteggermi, che non cerchi una madre, una nemica o un cane da passeggio, ma che mi ami per come sono. Che usi la testa e la mente quando si tratta di parlare, e il cuore quando si tratta di ascoltare. Che non si faccia affascinare da ciò che è semplice o superficiale, che sappia leggere nei gesti più che nelle parole. Che abbia la sua vita propria, indipendente dalla mia, da rispettare, e che io amerò esattamente come amo la mia. E che non mi abbandoni per un soffio di vento contrario.

Potrà essere la persona peggiore di questo pianeta, la più misera, la più sola.
Potrà essere dietro l’angolo di casa come nell’altra metà del mondo.

Io offrirò a questa persona il mio silenzio, il mio pensiero che va oltre le parole. Gli offrirò ascolto, comprensione, solitudine quando la chiederà, e tutto ciò che avrò sarà per metà suo di diritto, fosse soltanto un sogno, una poesia su un pezzo di carta, o una coperta. Io gli darò l’attrazione, le porte della notte saranno svelate, e resterò nell’angolo a vederlo esultare per i suoi successi, pronta ad abbracciarlo nelle sconfitte. E tutto ciò che di buono farò nella mia vita lo dedicherò a lui.
Non lo abbandonerò quando il vento soffierà contrario, perchè sara in quel momento che sentirò più forte la paura di questo mio tempo e il terrore di svegliarmi all’indomani senza poter sfiorare la pelle della sua schiena senza stare male. Sarò l’essere imperfetto e stupido che sono sempre stata, ma ci sarò sempre. Anche quando tutto il resto scompare.

E se quel giorno non dovesse mai arrivare, allora non ci sarà nessuno.
Non ho più una sola goccia di vita da sprecare volontariamente per inseguire chi non sa cos’è l’amore.
Ed è meglio una vita da soli che vivere in una gabbia di ricordi unilaterali e di fantasmi che non hanno il coraggio di parlare.

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