MEMORIE DI UNA GEISHA

Ho letto un bellissimo e delicato romanzo di Arthur Golden, Memorie di una Geisha. Non soltanto un romanzo in cui il personaggio principale, la Geisha Sayuri, narra con delicatezza, poesia e arte la sua vita dall’infanzia alla maturità, ma anche un supremo spaccato delle tradizioni e dei costumi di un’epoca del Giappone, che oggi si stanno perdendo nel confronto con la realtà che il futuro meccanico propone. Uno spaccato fatto di tradizioni, culture, religione, usi e impostazioni sociali a tratti sicuramente molto rigidi, ma ugualmente di grandissimo fascino, che sembrano conferire anche a situazioni che noi occidentali giudicheremmo innaturali secondo i nostri usi, un significato di grandissima intensità. Ci si ritrova a vorticare fra odori, sapori e piaceri del palato e della pelle, fra i colori di bellissimi kimoni di seta e ricami che rivelano o celano l’anima di chi li indossa; ci si trova a leggere l’oroscopo cinese, foriero di novità sibilline racchiuse in tramonti, strade che vanno verso il Sole e finestre che si spalancano al vento; ci si perde fra i viali e i giardini delle città giapponesi, i cortili di Gion, quartiere delle Geishe, fra intrighi, sensazioni d’amore, affari mercenari ed edifici tipici dell’epoca; ci si inginocchia con le Geishe dietro i banchi di scuola dove imparano a suonare, cantare e danzare e affinano le loro arti, o sedute con uomini potenti e d’affari a bere sakè e ad ascoltare storie piccanti e imbarazzanti. Si diventa tutt’uno con Sayuri, la cui componente Acqua del suo segno zodiacale cinese, le consente proprio come l’elemento, di adattare la sua vita a tutte le circostanze difficili e spesso incredibili che le accadono, plasmandola e dandole una forma che però non va mai a mutare il reale cuore della sua anima, fatto di poesia intrecciata su malinconici ricordi e un disperato sogno d’amore che ella insegue, ad ogni costo, sino alla fine della storia, pur consapevole che se quel sogno dovesse non realizzarsi mai, avrebbe sprecato una vita intera a prepararsi per un balletto di danza che non andrà mai in scena…
Un romanzo in cui ritrovarsi, come è successo a me, e perdersi nella sensazione che non si possa mai capire sino in fondo quali siano i progetti che il destino ha per noi..

“Il nostro mondo è tanto instabile quanto un’onda che che si innalza in mezzo all’oceano. Quali che siano stati i nostri conflitti e i nostri trionfi, per quanto indelebile sia il segno che essi abbiamo potuto lasciare su di noi, finiscono sempre per stemperarsi come una tinta ad acquerello su un foglio di carta…”

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4 pensieri su “MEMORIE DI UNA GEISHA

  1. Ciao ho sentito parlare tempo fa di questo libro se ricordo bene ne hanno tratto anche un film, se non sbaglio lo stesso Golden ritraeva le geishe delle prostitute d\’elite\’ e che alcune venivano vendute al miglior offerente come e\’ scritto nel romanzo la verginita\’ di Sayuri viene venduta ad un benestante del tempo .Ma resta il fatto che quello che hai riportato e\’ sacrosanto traspare una bellezza infinita per le usanze tipiche di quel Giappone,un affresco di un momento storico in cui la condizione sociale determinava questa particolare forma di sottomissione femminile.

  2. In un capito del romanzo, Sayuri racconta un momento della parte finale della sua vita in cui si trova a New York, durante il quale si rende conto di cosa pensano le donne occidentali di una geisha: ovviamente pensano tutte che si tratti di una prostituta,Di fatto invece la geisha, per come se ne parla nel romanzo, è una artista che sa prima di tutto porsi dinanzi agli uomini con eleganza, stile, sensualità, che sa danzare, cantare, spesso anche suonare e ha molta cura di se anche ad un livello intellettuale. Nello stesso romanzo infatti le vere prostitute vengono chiaramente descritte in un modo ben più desolante e degradante, a testimoniare che la geisha era un ruolo di grandissima importanza per la donna dell\’epoca, e lo stesso personaggio non lo vive assolutamente in termini di sottomissione….di fatto le prestazioni sessuali vissute nella sua vita non sono assolutamente disastrose, tragiche e male interpretate, e soprattutto sono assolutamente ben pagate, e accompagnate da un prestigio che poi le consente durante il romanzo di raggiungere il suo vero traguardo…Sicuramente fare la geisha significa per una donna allontanarsi dalla possibilità di vivere una relazione d\’amore, salvo rari casi romanzati, ma di fatto non sembra avere connotazioni degradanti, se solo non fosse che molte delle geishe erano bambine rapite o strappate da piccole alla famiglia… Di fatto però era come se ricevessero un vero mestiere, un lavoro con il quale poter vivere la loro vita in qualche modo.

  3. Hai perfettamente ragione il termine prostituta non si addice a queste eleganti donne che erano ben distinte dalle stesse prostitute del tempo. In molti casi ancora delle piccole lolite, venivano strappate alle loro case dove vivevano in condizioni di poverta\’, venivano poi istruiti per diventare delle vere artiste nel loro campo.La loro bellezza nel sapersi vestire e muoversi di fronte ai nobile e\’ risaputo, se si trovasse oggi un po\’ di quella grazie nelle donne occidentali nn sarebbe poi male…

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