LA SACRALITA’ DELL’ ALTRO

Io detesto la sacralità dell’Altro.
Per esempio, ho conosciuto una persona che non faceva altro che raccontare di un ragazzo che aveva conosciuto. Egli era, ai suoi occhi, il primo, il migliore, l’irraggiungibile, l’eterno, colui che nessuno poteva emulare.
Nessuno poteva farla sentire così, e con lui questa persona aveva vissuto dei momenti bellissimi, speciali, accontentando se stessa e il suo lato più serio. Lo amava di giorno, lo amava di notte e quando gli era lontano non aveva altra vita all’infuori di lui.
Se egli dimenticava per caso in auto l’elastico per i capelli, una sigaretta, o un pezzo di carta sul quale aveva scritto qualcosa, lei conservava quegli oggetti come sacri. Una volta, poi, visto che quell’elastico se lo portava con se ovunque, fece entrare nel panico tutti quelli che le erano intorno perché credeva di averlo perduto, costringendo tutti a cercarlo sotto un tavolo, carponi sul parquet alla ricerca dell’oggetto sacro.
Conservava le sue lettere, come fossero d’oro, e le rileggeva con la stessa identica paura di conoscerne il contenuto di quanto le aveva aperte per la prima volta, per poi piangere perché quel contenuto non era cambiato, perché le parole scolpite nell’inchiostro sono come intagli nel legno, spacchi nel marmo, non si possono cambiare.
Guardava le sue foto con passione, con ardore immaginava una notte con lui, e nel tenere fra le mani i suoi vestiti, mentre lui era poco distante a fare altro, sentiva il suo profumo, e ogni volta che ritrovava quel profumo altrove nel tempo, ogni volta era come ritornare da lui.
Ma mentre faceva questo, mentre metteva sul piedistallo questa divina immagine di amore intoccabile, schiacciava se stessa sotto il terriccio accumulato ai piedi della statua. Si dimenticava di vivere, di respirare, si dimenticava di fare, di concretizzare, di costruire, di essere la propria vita. Dimenticava che l’amore è essere sul piedistallo in due, anzi non c’entra niente col piedistallo. L’amore è una forma del conoscere e del conoscersi. Troppo difficile da spiegarsi.
Per questo detesto la sacralità dell’Altro. E’ l’inganno dell’autodistruzione, nulla di più lontano dall’amore.
E comunque, per inciso, quella ragazza così facendo è morta. E oggi al posto suo ci sono io.
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